straight in the city


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Al Liceo, io, Pink e Mr. Mig abbiamo girato (con web cam!) un paio di parodie ispirate alla serie TV Dawson’s Creek.

Io interpretavo Dawson’s Creek (letteralmente),
Pink vestiva i panni di Katie Holmes (ovviamente),
Mr. Mig era il buon Pacey (il solito ARRogrante)

Durante il Festival del Cinema di Roma, Pink ed i suoi colleghi, hanno sospeso per un po’ di ore il loro lavoro di giornalisti per passare alcune ore con me. A parte il mio imbarazzo per aver stravolto i loro piani, abbiamo trascorso piacevoli momenti a chiacchierare; tra le tante cose è uscito fuori il tema dell’Amore ed il rapporto di Pink (e mio [e di Mr. Mig]) con questo sentimento.
Di ritorno dalla serata riflettevo in auto:
Tutti e tre abbiamo avuto la fortuna di ricevere in famiglia davvero tanto tanto amore, un amore incondizionato e quasi autodistruttivo che non tutti i ragazzi hanno la fortuna di ricevere dai propri genitori. Questo amore ha lasciato in noi un seme ben radicato che però forse non è ancora riuscito a dare i suoi frutti. Non parlo di amore per le cose, amore per gli amici, amore verso i propri cari, amore verso la vita.
Parlo di Amore tra due persone.
Mi chiedevo se non siamo stati in grado di recepire in pieno la lezione di affetto che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, forse abbiamo imparato solo a ricevere e non a dare; forse siamo consapevoli che l’amore che abbiamo ricevuto da loro difficilmente riusciremo mai a darlo a qualcun altro con la stessa intensità. O forse in passato siamo stati scottati da  esperienze  che hanno segnato per sempre la nostra anima.
O forse siamo inconsapevolmente impelagati in qualche triangolo amoroso che ci confonde un po’ le idee e ci tiene legati gli uni agli altri senza alcuna speranza di uscirne indenni :)

Parto, due anni in Lussemburgo saranno lunghi e forse anche duri. Ho una paura pazzesca, ma una curiosità ancor più grande.
Tocca trovarsi una nuova serie TV che scandisca il trascorrere dei prossimi anni, magari meno sdolcinata della precedente :)

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blogDiamo il nostro contributo all’Anno Internazionale dell’Astronomia!

Straight:
Tutti voi, cari frequentatori del blog, avete col tempo avuto modo di scoprire quanto sia bravo Pink a inventare storie simpaticissime partendo dalle sue semplici esperienze quotidiane.

Ora che la Primavera Astronomica è alle porte vorrei lanciare una sfida al nostro blogger preferito: nell’immagine in alto potete vedere alcune delle principali costellazioni che saranno visibili in cielo durante tutta la Primavera; gli antichi Greci amavano narrare i loro miti facendosi ispirare dalle Stelle, io invito Pink a riscrivere la mitologia che veda come protagonisti l’Orsa Maggiore, Boote, i Cani da Caccia, la Vergine, la Chioma di Berenice, Leone e Bilancia.

Secondo il mito Zeus, già sposato con Era, si invaghi della ninfa Callisto e come il suo solito ebbe una storia d’amore da cui nacqua Boote (Arcas). Era, povera casalinga costretta a sopportare le scappatelle del marito, scoperta la tresca trasformò Callisto in un Orsa. Arcas intanto crebbe e divenne un cacciatore; un giorno, mentre era in una foresta con i suoi Cani da Caccia, si imbattè in sua madre tramutata in Orsa; lei cercò di salutarlo con giubilio ma riuscì solo a liberare un ruggito minaccioso. Arcas, non avendo capito di chi si trattasse, decise di dare la caccia a quel animale minaccioso.  Zeus riuscì a fermare il matricidio afferrando i due e ponendoli nel firmamento.

Questo è uno dei tanti miti associati alle costellazioni, ma noi siamo ggggiovani ed originali quindi ora tocca a Pink riscrivere la storia! Mi raccomando Pink, voglio intrighi, cospirazioni, tradimenti e colpi di scena!

Pink:

Ed io in tre secondi ho accettato e di seguito potete leggere il racconto. Un pò lunghetto, ma spero vi piaccia. Aspetto di leggere i vostri.

La nascita di Berenice, la dea baciata da Polluce.

Boote era massiccio,  muscoloso, terribilmente macho. Era conosciuto sull’Olimpo per le sue storie avventurose fatte di animali pericolosi, divinità sconosciute, pericoli da affrontare  e tanto sudore ed abitini di pelle striminziti. Ogni volta che usciva di casa, folle di ragazzine greche, basse, grasse, pelose, lo ricorrevano in tutti i luoghi; smettevano di respirare quando Boote parlava; si offrivano come schiave almeno sette volte al giorno. Ma Boote non pareva essere interessato. Scacciava le greche con un solo soffio, facendole volare giù dall’Olimpo divertendosi a vederle rotolare per il pendio come se fosse al torneo nazionale di tiro al formaggio. E tutti lo vedevano sorridere, ed atteggiarsi. Spesso egli posava per gli artisti dell’epoca  che erano completamente rapiti dal fisico tonico e marmoreo. Ma Boote aveva un segreto. Ogni anno, durante lo Sciroforione, egli scompariva dall’Olimpo. Silenziosamente s’insinuava nelle frasche del monte e scendeva sempre più a valle. Boote in quel mese torrido sentiva risvegliare in lui tutte le pulsioni nascoste dietro le sembianze da maschione, e per 28 giorni all’anno soltanto diventava un’altra persona. Boote si trasformava in Berenice. Berenice la dea baciata da Polluce. E abbandonati gli abiti da uomo, Berenice indossava solo mini vestiti brillanti, tacchi altissimi ed una enorme parrucca fatta per lei dalle Nereidi. E quella parrucca riccia era ciò che la caratterizzava. Quando Boote la indossava si sentiva davvero una donna, e tutti, lì, ai piedi dell’Olimpo, accorrevano ai suoi spettacoli ballerini solo per poter ammirare, e sperare di toccare la chioma di Berenice. Ma quella volta qualcosa nel cuore di Boote stava cambiando. Lo Sciroforione stava per finire ma Boote non voleva abbandonare per un altro intero anno le vesti di Berenice. Decise comunque di fare una prova. Lentamente tolse i tacchi, strappò il mini vestitino di lamè, si struccò ed infine tolse la chioma delle Nereidi, ed in quel momento Boote scoppiò a piangere. “Perché? Perché?”, Boote si chiedeva battendosi il petto e maledicendo il suo chitone, abito che l’avrebbe costretto a fingere nuovamente di essere l’uomo tra gli uomini. E quando Boote ebbe maledetto anche gli dei dell’Olimpo, suoi amici, qualcosa accadde. Una luce chiarissima riempì la stanza ed un fumo rosa saturò tutta l’aria. Ci fu uno scoppio e Boote vide apparire davanti a sé una strana creatura. Essa era un uomo grasso, peloso. Indossava catene, cinghie, un collare, degli stivali di pelle ed un sospensorio. Aveva i capelli rasati e portava un trucco marcatissimo. “Sono Orsa Maggiore”, disse quella strana figura con una voce stridula. “Ti ho sentito piangere, oh Broote, uomo tra gli uomini e più brava donna tra le Drag queen, ed ho pensato di aiutarti. Io, io, io, io, posso renderti la vita migliore. Posso restituirti per sempre la libertà di poter essere Berinice e mostrare in tutta la Grecia la tua favolosa chioma, ma dovrai superare alcune prove”. Boote smise immediatamente di piangere e rimase in ascolto. “La prima prova”, aggiunse Orsa Maggiore, consiste in qualcosa di maschio, e richiede tutta la tua completa prontezza di riflessi e muscoli. Dovrai andare a Nikopolis e batterti con un leone. Quando l’avrai battuto dovrai venire da me con il suo scalpo”. Boote prese immediatamente il suo chitone e lo indosso. Calzò i sandali in cuoio, mise l’elmo e corse a Nikopolis. La sua forza ed il terrore che incuteva alle persone era talmente tanta da far impaurire anche la natura che lo circondava e gli animali che ringhiavano contro. Così quando giunse nella piazza della città il leone, troppo spaventato dalla forma di Boote, si accucciò ed offrì  volontariamente il suo scalpo. Boote torno da Orsa Maggiore. “Bene Boote, metti lo scalpo su quella bilancia. . E l’uomo lo fece. La bilancia era molto strana. Il piattino di Boote era completamente spinto verso l’atro, quasi ci fossero dei pesi enormi sul secondo piattino, che invece era completamente vuoto. Boote mise lo scalpo sulla bilancia ed i due piattini si mossero cominciandosi ad equilibrare. “Bene”, disse Orsa Maggiore, “come seconda prova dovrai affrontare un gruppo di cani da caccia feroci. Bada bene a non farti mordere. Hanno la rogna ed un solo graffio potrà ucciderti. Quando avrai sconfitto gli animali torna qui da me e porta il collare del capo branco da mettere sulla bilancia insieme allo scalpo”. Boote corse dai cani e cominciò a lottare con tutta la sua forza. Si divincolò dal gruppo rognoso e scaccio ad uno ad uno tutti i cani riuscendo a prendere il collare del capo branco. Boote tornò sorridente da Orsa Maggiore e mise il collare sul piattino della bilancia che ora era esattamente equilibrato con il secondo piattino. Qualche grammo in più ed il bottino di Boote sarebbe stato più pesante di quello invisibile di Orsa Maggiore. Ma Orsa Maggiore era sparito. Al suo posto c’era solo una vergine nuda, e Boote si sentì svenire.  E la vergine cominciò a parlare: “Boote, io sono la terza prova”. Ella si avvicino al maschione e cominciò a strappargli di dossi gli indumenti e le scarpe. “Come ultima prova dovrai toccarmi, sfiorarmi, baciarmi ed infine possedermi”. Ella era sinuosa e bellissima, ma Boote sembrava sull’orlo del crepacuore. “Nooooo, allontanati donna!!!!”, urlava Boote, completamente nudo all’angolo della stanza. “Non potrò mai averti e tu non potrai avermi.  Sono maschio, bellissimo, muscoloso, ma non ti voglio, vergine! Non voglio essere Berenice la lesbica. Quindi allontanati e lasciami in pace”. Ma la vergine non si allontanava. “Non puoi fare altro che portarmi nel talamo se vorrai finalmente essere libero di indossare nuovamente la riccia chioma di Berenice”. E Boote capì che non aveva scampo. Pensava a cosa era meglio fare. Continuare a fingere o finalmente essere per il resto della sua vita la regina delle drag queen, la sola ed unica Berenice, la dea baciata da Polluce. E lì si fece forza. Afferrò la vergine dal braccio e la spinse nel letto, dove piangendo e cercando di pensare ai muscoli di Zeus ed ad almeno 9 o 10 spartani tutti insieme cominciò l’up and down. E proprio nel momento culmine Boote aprì gli occhi e vide che la vergine era scomparsa. Alle sue spalle c’era nuovamente Orsa Maggiore, che con uno sguardo tra lo sconvolto e l’eccitato cominciò a battere le mani e lanciare urla come neanche le ninfee riuscivano a fare. “Bene Boote, hai superato le tre prove ed ora la bilancia pende dalla tua parte. Ti sei dimostrato un uomo fortissimo con il leone, coraggioso con i cani, e temerario con la donna. Hai dimostrato che un uomo può anche andare a letto con la prima vergine che passa, ma anche che lo stesso uomo può desiderare di essere la più grande drag queen di tutta la storia del mondo con una naturalezza sensazionale. Perciò Boote, avvicinati a Fata Orsa Maggiore ed inginocchiati”. Boote così fece e chiuse gli occhi. Orsa Maggiore tocco il capo di Boote e qualcosa accadde. Boote cominciò a ridere e sentirsi felice e quando aprì gli occhi vide il suo corpo massiccio come sempre tutto fasciato in un abito dorato luccicante. Indossava delle scarpe ideate per lui da Venere in persona e la sua chioma, oh, la sua chioma, era grandiosa. I ricci neri si estendevano in tutta la stanza e Boote, ormai Berenice, già si immaginava sbattere la testa a destra e sinistra sulle dolci note di “I will survive”. Ed Orsa Maggiore, così com’era venuta, andò via con un botto tra luce e fumo. E Berenice, la dea baciata da Polluce, era finalmente completa. Con il corpo di Boote e la spudoratezza della grande, sensazionale, regina delle drag queen di tutto il mondo.

and the city:
Ora tocca a voi! Vediamo se con i vostri commenti riuscite ad arricchire ulteriormente il racconto di Pink o magari a riscrivere una storia completamente nuova e degna di un premio Strega! :D
Buona Creazione!

Qui il mito riscritto da Miss Ale Kaulitz, bellissimo: “Il mito non più mito”

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Un anno fa: un sabato pomeriggio romano, sveglia al mattino presto per incontrare degli amici in università e farci forza insieme per studiare l’esame più noioso e incompresibile di tutta la storia di Ingegneria.
Motivo dell’incontro: conversare dei temi letti sul libro di testo per condividere le nostre conoscenze e rendere meno pesante l’apprendimento; io, più depresso del solito, mi limito ad ascoltare gli altri e ad annuire alle loro affermazioni.
Passata la prima mezz’ora loro iniziano a chiedersi cosa c’è che non va, perchè sono così assente. Io, con tono triste e affranto, rispondo:

“Ragazzi, mi sento così solo!”

Loro un po’ dispiaciuti per quello che mi hanno sentito appena pronunicare iniziano a cercare di tirarmi su il morale, mi fanno notare che in facoltà non posso fare due passi che subito trovo qualcuno da salutare e con cui chiacchierare. Che sono informato su tutto e che tutti sanno chi sono. Come faccio a sentirmi solo?

Io rispondo che è proprio questo il dramma: conosco tutti, ma non mi sento amico di nessuno.

Ho questa tendenza alla solitudine che mi porta a non approfondire i rapporti con le persone che mi stanno accanto, ad incuriosirmi per i nuovi arrivati e ad allontanarli non appena ho assorbito da loro tutti i pregi e non resta che iniziare a conoscerne i difetti. Preferisco il silenzio alle conversazioni vuote, alle chiacchiere al vento.
Mi innervosisco quando provo a parlare di Politica, di Cinema, di Libri e senza però ricevere il giusto feedback da chi mi sta intorno. Finisco per sentirmi dire sempre le stesse cose, le stesse che già so e che ho già ascoltato mille volte. E a quel punto il desiderio di esplorare altri mondi invade il mio corpo e la mia mente e non posso far altro che cercare qualcosa altrove. Ma cosa?

In questi casi inizio a scorrere la rubrica sul mio cellulare alla ricerca di qualcuno da telefonare per chiacchiere un po’ davanti ad un caffè. Ci sono tanti nomi, amici cari. Ma in questi momenti ho voglia di conoscere nuova gente, sconosciuti che mi mostrino una nuova realtà, che mi indichino un nuovo punto di vista, che riaccendano la mia curiosità.

Ho voglia di conoscere il taxista e diventare un suo caro amico, come succede a Daniel Auteil nel film “Il mio migliore amico”, di correre per la città ridendo come uno scemo, di cantare in metro circondato da tanti amici, di salutare e sorridere alle persone nell’auto accanto alla mia che devono sorbirsi mezz’ora di traffico sul Raccordo, di condividere le mie risate con amici ed estranei. Ho bisogno di aprirmi al mondo.

A 10 anni si suonovano i campanelli delle case e si scappava, correndo si suonavano altri campanelli, si continuava a correre fin che l’adrenalina arrivava a mille ed alla fine, quando ci si sentiva al sicuro ci si fermava e si iniziava a ridere senza motivo, senza sosta, fino a perdere il respiro. Voglio sentirmi come allora! Senza fiato.

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In questi primi giorni del nuovo anno ho cercato di trovare qualche risposta a quesiti sui Massimi Sistemi che fanno sempre tanto tanto chic.
Le domonde che mi ponevo e che tutt’ora mi pongo sono le seguenti:

  • Che forma ha la verità?
  • Che rumore fa la felicità? (Riprendendo la canzone dei Negrita)
  • Che cos’è l’amore?

Secondo Mr. Mig la verità è sferica perchè unica, simmetrica, cristallina.
Per me la Verità è informe, sfuggente, relativa.
Ognuno di noi ha del mondo una diversa percezione che porta ad interpretare la realtà in modo non conforme a quella altrui; possiamo ricorrere a formalismi purissimi della Matematica per descrivere tutto ciò che ci circonda in modo oggettivo, ma la Matematica stessa è pura convenzione: basterebbe cambiare il contesto della nostra indagine per rendere fasulle tutte quelle leggi che altrove sono sacrosante.
Si pensi alla distinzione che si fa tra Fisica Classica, Meccanica Quantistica e Relatività o tra Matematica Euclidea e non Euclidea: tutte scienze valide, ma limitate a specifici contesti.
Nel libro Ubik di Philip k. Dick esseri umani privi di sensi e prossimi alla morte sperimentano una condizione onirica che fa loro credere di esser vivi; i vivi (quelli veri) cercano di avvisarli della loro reale condizione ricorrendo a complicate apparecchiature tecnologiche che permettono loro di inviare messaggi espliciti (“Io sono vivo, voi siete morti“) ma alla fine i vivi stessi scoprono di essere anche loro in una condizione di vita apparente! Ed il cogito ergo sum di Cartesiana memoria va a fasi benedire!

Ma grazie alla Felicità si riesce a modellare con le proprie mani e le proprie azioni una verità tanto informe. Si può vivere in un sogno, in un mondo fasullo, ma l’importante è farlo con il massimo dell’entusiamo.
La felicità è il rumore dei piatti mentre in due si cucina per gli amici o per il resto della famiglia, è il suono delle parole dette a tavola di un padre che racconta dei sui viaggi, della madre che dispensa consigli di vita domestica, dei figli che parlano di musica, ideali e progetti. La felicità è lo scroscio degli applausi di un pubblico che sancisce il successo di una vita vissuta su un palcoscenico, da attori, non da spettatori. La felicità è la musica della radio-sveglia che suona al mattino presto, ti butta dal letto e ti costringe ad affrontare giorno dopo giorno tutte le difficoltà e gli imprevisti della vita.

Ma il vero dramma degli uomini è l’Amore.
Per Amore saremmo disposti a stravolgere la forma della verità che con sacrifici e tanta pazienza siamo riusciti a costruirci negli anni, a definire falso ciò che prima era sacrosanto, a rinunciare alla melodia della nostra felicità.
Amare è Soffrire, rinunciare a tutto per il solo oggetto del nostro amore pur sapendo di farci del male.
L’amore è il pianto disperato e strozzato in piena notte, è gioia infinita, è solitudine, è complicità è un tripudio di emozioni contrastanti che fanno oscillare la nostra esistenza tra distruzione ed armonia.

Parlatemi d’Amore.

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Nel corso di questi anni universitari mi è spesso capitato di imbattermi in un nome. Un nome ricorrente in più ambiti dei miei studi. Un nome dagli altri ignorato per anni, un nome che tutti dovremmo conoscere, ma che di fatto nessuno, o pochi, hanno sentito nominare nel corso della loro vita.

Alan Turing; matematico e logico inglese i cui contributi pratici e teorici hanno dato una grande scossa a tutto il secolo appena trascorso, è stato tra i primi a teorizzare l’esistenza di una macchina universale e perfetta (col tempo divenuta nota come Macchina di Turing) capace di risolvere problemi ed eseguire qualsiasi tipo di operazione; in che modo? Tramite inserimento al suo interno di una mappa, una tavola di regole (una per ciascuna operazione) che l’avrebbero guidata.

Turing è stato il primo ad introdurre il concetto di Hardware (la Macchina di Turing appunto) e Software (la tavola delle regole) e dunque a definire quel sottile e tuttora sfuggente concetto di Sistema Operativo: agglomerato complesso di un codice che permette ad un qualsiasi utente di avere il controllo del proprio computer.

L’operato di Turing non si è limitato a sole speculazioni logico-matematiche comprensibili a pochi; è stato la mente che ha permesso agli Alleati di vincere la Seconda Guerra Mondiale decifrando le istruzioni strategiche che i Tedeschi segretamente si scambiavano usando una micidiale arma per l’occultamento dell’informazione: Enigma.

Alan è stato Matematico, Spia dei servizi segreti inglesi ed Omosessuale, vale a dire membro di tre “società segrete” (all’epoca l’omosessualità era punita dalla legge ed andava quindi praticata in segreto) e per questo ha sempre cercato di esporsi il meno possibile.
Non ha mai raggiunto quella fama che ha caratterizzato scienziati illustri come Cartesio, Gauss o Nash, ha preferito vivere all’ombra degli altri, ha sofferto per la sua condizione di omosessuale venendo sottoposto a cure umilianti mirate a farlo guarire da quella che era considerata una malattia, cure ormonali gli modificarono la voce, lo resero impotente e gli inibirono la crescita della barba favorendo lo sviluppo dei seni.

Alan Turing è morto all’età di quarantadue anni: si è suicidato mordendo una mela da lui stesso avvelenata col cianuro. Ha trascorso una vita intensa e movimentata ma non ha mai potuto condividere le gioie dei suoi amori con gli altri membri dei servizi segreti o i suoi successi militari con i suoi amici e colleghi accademici; ha vissuto nel silenzio, non si è mai potuto vantare con nessuno di aver stravolto le sorti del Mondo durante il conflitto mondiale ed ha vissuto ai margini della società alimentando quel luogo comune del matematico eccentrico ed impacciato che pulisce il gesso della lavagna con un lembo della camicia.
E’ per me l’esempio di persona che forse sono, forse sarò o mi piacerebbe essere: discreto, solitario e misterioso.

Buon Natale

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Questo Week End l’ho dedicato alle pulizie casalinghe, forte degli aiuti famigliari giunti in soccorso dal profondo sud in vista del prossimo trasloco di mia sorella.

Sotto casa c’è un negozio di articoli casalinghi che periodicamente frequento per fare acquisti di vario genere, dai detersivi fino alla tende della doccia. Non ho mai instaurato un rapporto cordiale con Tonio, il proprietario, dato che il primo giorno che ci sono andato non mi è sembrato molto propenso alla chiacchiera; sono quindi arrivato alla:

Conclusione n. 1: E’ un tipo maleducato che non ha nessun interesse ad essere gentile e accogliente con i propri clienti.

Lunedì scorso sono passato da Tonio per comprare un attrezzo indispensabile per catturare la polvere accumulatasi in un mese di assenza da Roma; mi son convinto che lo Swiffer e lo Swiffer Duster sono attrezzi indispensabili per la mia stanza.
Così mi ritrovo nel suo negozio a cercare i nuovi tesori casalinghi. Scambio due parole con Tonio a proposito del mio rientro dalle vacanze e alla fine giungo alla

Conclusione n. 2: Tonio è una persona che sarebbe ben disposta a chiacchierare, ma non a fare il primo passo. Ha bisogno di esser stimolato perchè infondo è un timidone.

Convinto di questa mia idea mi ripropongo di sforzarmi di più e di cercare di conoscerlo meglio.
I lavori di pulizia hanno inizio; nella pausa decido di rifare un salto dal nostro amico per acquistare un bagnodoccia. Quale ottima occasione per parlare un po’ di più con lui?
Contro ogni mio principio decido di intavolare una coversazione degna di una vera casalinga in erba: elencare pro e contro del prodotto precedentemente acquistato ed usato. Purtroppo è troppo difficile per me parlare di simili cose quindi non riesco a dire più di poche parole, ma nel frattempo in me si insinua un nuovo dubbio e giungo alla:

Semiconclusione n. 3: E se Tonio fosse gay?

Il mio radar non è abile come quello di Pink, ma sono curioso di scoprire se la mia intuizione è vera. La prossima volta che vado da lui cercherò di approfondire, magari raccontandogli come è andato questo fine settimana di pulizie.
Avrei proprio bisogno di acquistare una spugna :)

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Il Blog di Pink diventa ogni giorno sempre più trafficato e col tempo molti lettori si sono affezionati e non mancano di lasciare qualche loro interessante commento; da poche parole e semplici osservazioni ognuno ha potuto farsi un’idea delle persone al di là dello schermo. Vediamo un po’ che idea mi son fatto io.

Giò: E’ un gran fan di Pink e del suo alter ego Bob. Purtroppo non vede di buon occhio la mia intrusione nel Blog tant’è che dubito leggerà questo post. Non avendo un Blog tutto suo è difficile poterlo identificare con maggior dettaglio; è misterioso, interessante e irascibile.
Che conosca di persona Pink, ma non voglia rivelarsi? Chissà come trascorre le sue serate Romane, ammesso che viva a Roma :)

Alberto: In termini di privacy è tutto l’opposto di Giò: non cela nulla di sè, a partire dal suo cognome! A me piace definirlo Tenerone one one dal momento che non manca mai di dispensare affetto, consigli e disponibilità! Ancora una volta ho la conferma che le persone del sud, e soprattutto i Siciliani, sono davvero speciali.

SmallStar: Curiosa e iperattiva come solo i giovani della sua età sanno essere! L’idea del suo Blog in inglese, nato per esercitarsi con la lingua è geniale, un vero esempio di dedizione e metodo, dimostrazione che lo studio non è sempre sinonimo di noia.
Una piccola nota: nei suoi commenti è spesso Off-topic e finisce per trasformare il blog in una vera e propria chat! Mattissima :)

Donna&Madre: Le sue presenze sono più saltuarie rispetto a quelle degli altri commentatori, ma ogni suo intervento è sempre molto critico e costruttivo. Della sua personalità preferisco la Donna, dato che di Madre ne ho già una (grazie a Dio) e i suoi rimproveri sono più che sufficienti :)

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Sono ormai circa otto anni che conosco l’energumeno Pink e da altrettanti anni cerco di capire da chi abbia preso quel suo umorismo pungente.

In questi anni di ricerca sono arrivato ad una prima conclusione (molto ovvia devo ammettere): l’umorismo di Pink discende da un mix di caratteri prettamente popolari.

Come buon uomo del Sud Pink è fortemente legato alla sua famiglia.
La sua comicità è molto affine a quella di sua sorella che a sua volta ha preso dalla madre che a sua volta ha imparato i trucchi del mestiere da suo fratello. Ma fulcro dell’intera generazione è la nonna di Pink, simpaticamente nominata “Capo Comico” della Pink Family e famigliarmente chiamata da parenti e amici tutti “Mamma Cia”.

Ma certamente la vita di Pink è fatta anche di spettacolo e Tv e in molti comici del piccolo schermo spesso ritrovo i suoi caratteri che più mi divertono:

- Se Pink veste i panni dell’amico/confidente/dama di compagnia e vuole smorzare i toni troppo seriosi di una conversazione di per sè sterile sarà ben felice di intrattenere tutti con le sue uscite alla Marchesini.

- Se vuol rendere piacevole una cena tra amici e vuol stendere tutti sul pavimento a lottare tra la vita e la morte per il mancato respiro causato dalle troppe risate ecco che vedo in lui i lineamenti della Ocone.

- Quanto invece vuol fare l’opinionista di basso rango e sparare a zero
contro tutto e tutti riconosco in lui la diva Platinette :D

Probabilmente questa anilisi grossolana non rende giustizia
all’umorismo di Pink, ma almeno potrebbe dare l’idea di un frammento
della sua comicità ai lettori di questo Blog.

Partiamo dalla colonna sonora:
- Carmen Consoli e tutte le sue migliori hit a tutto volume nelle orecchie;
- Un pizzico di Allevi e Mozart per trovare la giusta ispirazione;
- BBking, Frank Sinatra, Eagles e Funk Off che ci stanno sempre;
- Gloria Gaynor, Raffaella Carrà e Ricchi e Poveri perchè l’atmosfera è tendente all’etero, non prettamente etero. :)

Passiamo al vestiario:
- ciabatte per star freschi;
- pantaloncini corti, color marrone, pieni di tasche in ogni angolo: la praticità è tutto, anche quando si sta davanti al PC a scrivere su un Blog;
- torso nudo per dissipare tutti i bollori dell’estate ormai inoltrata;
- braccialetto di cauciù destinato inizialmente a sorreggere un ciondolo in metallo a sua volta destinato ad esser portato al collo.

Infine descriviamo l’ambiente in cui ha luogo e inizio questa nuova sezione del Pink Blog:
- stanza singola di uno studente universitario fuori sede sempre indaffarato in qualche attività più o meno costruttiva. NB: “mettere in ordine” non rientra nell’elenco delle “attività”;
- una scrivania e un letto invasi dalle cianfrusaglie della sorella, venuta in sede per cercare anche lei un posto letto romano in vista dei suoi futuri studi universitari;
- scarpe e vestiti ovunque;
- cartoline/disegni/fotografie appese al muro in ricordo dei viaggi fatti, delle esperienze vissute, degli amici lontani;
- collezione di TUTTI i dvd della serie Montalbano orgogliosamente esposti alla vista di tutti i visitatori.

Ed eccoci qui, la nemesi di Pink è servita. Mi presento, sono Vago.

Il vagabondaggio nel vasto mare di Internet mi ha fatto approdare in questo nuovo porto; gli ambienti artificiosi e raffinati, la musica Lounge di sottofondo e le firme di grandi stilisti sugli accessori di tutti i presenti hanno destato il mio interesse.
Mi sono immerso nella folla, ho cercato di confondermi tra gli ospiti, ho conversato degli argomenti più disparati ed ho scoperto nuovi orizzonti. In principio credevo che il mondo fosse diviso in due: giusto e sbagliato, buono e cattivo, bello e brutto, ricco e povero… gay ed etero; ora sono consapevole del contrario e non ne sono affatto dispiaciuto!

Gentili ospiti, come un pesce fuor d’acqua, come un comune mortale alla cena di compleanno della Regina Elisabetta d’Inghilterra e come una imbarazzata Margherita Buy a pranzo nel quartiere Ostiense ne Le fate ignoranti, cercherò di dire la mia sul mondo che Pink ama tanto frequentare svelando tutto ciò che è già noto ai più, ma concordamente taciuto e occultato :)
Buona lettura.

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“bho, non ci sto capendo più niente…

sti sessi stravolti, sto bianco e nero che diventa una scala di grigi…

le certezze che crollano pure sul genere!”