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Diamo il nostro contributo all’Anno Internazionale dell’Astronomia!
Straight:
Tutti voi, cari frequentatori del blog, avete col tempo avuto modo di scoprire quanto sia bravo Pink a inventare storie simpaticissime partendo dalle sue semplici esperienze quotidiane.
Ora che la Primavera Astronomica è alle porte vorrei lanciare una sfida al nostro blogger preferito: nell’immagine in alto potete vedere alcune delle principali costellazioni che saranno visibili in cielo durante tutta la Primavera; gli antichi Greci amavano narrare i loro miti facendosi ispirare dalle Stelle, io invito Pink a riscrivere la mitologia che veda come protagonisti l’Orsa Maggiore, Boote, i Cani da Caccia, la Vergine, la Chioma di Berenice, Leone e Bilancia.
Secondo il mito Zeus, già sposato con Era, si invaghi della ninfa Callisto e come il suo solito ebbe una storia d’amore da cui nacqua Boote (Arcas). Era, povera casalinga costretta a sopportare le scappatelle del marito, scoperta la tresca trasformò Callisto in un Orsa. Arcas intanto crebbe e divenne un cacciatore; un giorno, mentre era in una foresta con i suoi Cani da Caccia, si imbattè in sua madre tramutata in Orsa; lei cercò di salutarlo con giubilio ma riuscì solo a liberare un ruggito minaccioso. Arcas, non avendo capito di chi si trattasse, decise di dare la caccia a quel animale minaccioso. Zeus riuscì a fermare il matricidio afferrando i due e ponendoli nel firmamento.
Questo è uno dei tanti miti associati alle costellazioni, ma noi siamo ggggiovani ed originali quindi ora tocca a Pink riscrivere la storia! Mi raccomando Pink, voglio intrighi, cospirazioni, tradimenti e colpi di scena!
Pink:
Ed io in tre secondi ho accettato e di seguito potete leggere il racconto. Un pò lunghetto, ma spero vi piaccia. Aspetto di leggere i vostri.
La nascita di Berenice, la dea baciata da Polluce.
Boote era massiccio, muscoloso, terribilmente macho. Era conosciuto sull’Olimpo per le sue storie avventurose fatte di animali pericolosi, divinità sconosciute, pericoli da affrontare e tanto sudore ed abitini di pelle striminziti. Ogni volta che usciva di casa, folle di ragazzine greche, basse, grasse, pelose, lo ricorrevano in tutti i luoghi; smettevano di respirare quando Boote parlava; si offrivano come schiave almeno sette volte al giorno. Ma Boote non pareva essere interessato. Scacciava le greche con un solo soffio, facendole volare giù dall’Olimpo divertendosi a vederle rotolare per il pendio come se fosse al torneo nazionale di tiro al formaggio. E tutti lo vedevano sorridere, ed atteggiarsi. Spesso egli posava per gli artisti dell’epoca che erano completamente rapiti dal fisico tonico e marmoreo. Ma Boote aveva un segreto. Ogni anno, durante lo Sciroforione, egli scompariva dall’Olimpo. Silenziosamente s’insinuava nelle frasche del monte e scendeva sempre più a valle. Boote in quel mese torrido sentiva risvegliare in lui tutte le pulsioni nascoste dietro le sembianze da maschione, e per 28 giorni all’anno soltanto diventava un’altra persona. Boote si trasformava in Berenice. Berenice la dea baciata da Polluce. E abbandonati gli abiti da uomo, Berenice indossava solo mini vestiti brillanti, tacchi altissimi ed una enorme parrucca fatta per lei dalle Nereidi. E quella parrucca riccia era ciò che la caratterizzava. Quando Boote la indossava si sentiva davvero una donna, e tutti, lì, ai piedi dell’Olimpo, accorrevano ai suoi spettacoli ballerini solo per poter ammirare, e sperare di toccare la chioma di Berenice. Ma quella volta qualcosa nel cuore di Boote stava cambiando. Lo Sciroforione stava per finire ma Boote non voleva abbandonare per un altro intero anno le vesti di Berenice. Decise comunque di fare una prova. Lentamente tolse i tacchi, strappò il mini vestitino di lamè, si struccò ed infine tolse la chioma delle Nereidi, ed in quel momento Boote scoppiò a piangere. “Perché? Perché?”, Boote si chiedeva battendosi il petto e maledicendo il suo chitone, abito che l’avrebbe costretto a fingere nuovamente di essere l’uomo tra gli uomini. E quando Boote ebbe maledetto anche gli dei dell’Olimpo, suoi amici, qualcosa accadde. Una luce chiarissima riempì la stanza ed un fumo rosa saturò tutta l’aria. Ci fu uno scoppio e Boote vide apparire davanti a sé una strana creatura. Essa era un uomo grasso, peloso. Indossava catene, cinghie, un collare, degli stivali di pelle ed un sospensorio. Aveva i capelli rasati e portava un trucco marcatissimo. “Sono Orsa Maggiore”, disse quella strana figura con una voce stridula. “Ti ho sentito piangere, oh Broote, uomo tra gli uomini e più brava donna tra le Drag queen, ed ho pensato di aiutarti. Io, io, io, io, posso renderti la vita migliore. Posso restituirti per sempre la libertà di poter essere Berinice e mostrare in tutta la Grecia la tua favolosa chioma, ma dovrai superare alcune prove”. Boote smise immediatamente di piangere e rimase in ascolto. “La prima prova”, aggiunse Orsa Maggiore, consiste in qualcosa di maschio, e richiede tutta la tua completa prontezza di riflessi e muscoli. Dovrai andare a Nikopolis e batterti con un leone. Quando l’avrai battuto dovrai venire da me con il suo scalpo”. Boote prese immediatamente il suo chitone e lo indosso. Calzò i sandali in cuoio, mise l’elmo e corse a Nikopolis. La sua forza ed il terrore che incuteva alle persone era talmente tanta da far impaurire anche la natura che lo circondava e gli animali che ringhiavano contro. Così quando giunse nella piazza della città il leone, troppo spaventato dalla forma di Boote, si accucciò ed offrì volontariamente il suo scalpo. Boote torno da Orsa Maggiore. “Bene Boote, metti lo scalpo su quella bilancia.” . E l’uomo lo fece. La bilancia era molto strana. Il piattino di Boote era completamente spinto verso l’atro, quasi ci fossero dei pesi enormi sul secondo piattino, che invece era completamente vuoto. Boote mise lo scalpo sulla bilancia ed i due piattini si mossero cominciandosi ad equilibrare. “Bene”, disse Orsa Maggiore, “come seconda prova dovrai affrontare un gruppo di cani da caccia feroci. Bada bene a non farti mordere. Hanno la rogna ed un solo graffio potrà ucciderti. Quando avrai sconfitto gli animali torna qui da me e porta il collare del capo branco da mettere sulla bilancia insieme allo scalpo”. Boote corse dai cani e cominciò a lottare con tutta la sua forza. Si divincolò dal gruppo rognoso e scaccio ad uno ad uno tutti i cani riuscendo a prendere il collare del capo branco. Boote tornò sorridente da Orsa Maggiore e mise il collare sul piattino della bilancia che ora era esattamente equilibrato con il secondo piattino. Qualche grammo in più ed il bottino di Boote sarebbe stato più pesante di quello invisibile di Orsa Maggiore. Ma Orsa Maggiore era sparito. Al suo posto c’era solo una vergine nuda, e Boote si sentì svenire. E la vergine cominciò a parlare: “Boote, io sono la terza prova”. Ella si avvicino al maschione e cominciò a strappargli di dossi gli indumenti e le scarpe. “Come ultima prova dovrai toccarmi, sfiorarmi, baciarmi ed infine possedermi”. Ella era sinuosa e bellissima, ma Boote sembrava sull’orlo del crepacuore. “Nooooo, allontanati donna!!!!”, urlava Boote, completamente nudo all’angolo della stanza. “Non potrò mai averti e tu non potrai avermi. Sono maschio, bellissimo, muscoloso, ma non ti voglio, vergine! Non voglio essere Berenice la lesbica. Quindi allontanati e lasciami in pace”. Ma la vergine non si allontanava. “Non puoi fare altro che portarmi nel talamo se vorrai finalmente essere libero di indossare nuovamente la riccia chioma di Berenice”. E Boote capì che non aveva scampo. Pensava a cosa era meglio fare. Continuare a fingere o finalmente essere per il resto della sua vita la regina delle drag queen, la sola ed unica Berenice, la dea baciata da Polluce. E lì si fece forza. Afferrò la vergine dal braccio e la spinse nel letto, dove piangendo e cercando di pensare ai muscoli di Zeus ed ad almeno 9 o 10 spartani tutti insieme cominciò l’up and down. E proprio nel momento culmine Boote aprì gli occhi e vide che la vergine era scomparsa. Alle sue spalle c’era nuovamente Orsa Maggiore, che con uno sguardo tra lo sconvolto e l’eccitato cominciò a battere le mani e lanciare urla come neanche le ninfee riuscivano a fare. “Bene Boote, hai superato le tre prove ed ora la bilancia pende dalla tua parte. Ti sei dimostrato un uomo fortissimo con il leone, coraggioso con i cani, e temerario con la donna. Hai dimostrato che un uomo può anche andare a letto con la prima vergine che passa, ma anche che lo stesso uomo può desiderare di essere la più grande drag queen di tutta la storia del mondo con una naturalezza sensazionale. Perciò Boote, avvicinati a Fata Orsa Maggiore ed inginocchiati”. Boote così fece e chiuse gli occhi. Orsa Maggiore tocco il capo di Boote e qualcosa accadde. Boote cominciò a ridere e sentirsi felice e quando aprì gli occhi vide il suo corpo massiccio come sempre tutto fasciato in un abito dorato luccicante. Indossava delle scarpe ideate per lui da Venere in persona e la sua chioma, oh, la sua chioma, era grandiosa. I ricci neri si estendevano in tutta la stanza e Boote, ormai Berenice, già si immaginava sbattere la testa a destra e sinistra sulle dolci note di “I will survive”. Ed Orsa Maggiore, così com’era venuta, andò via con un botto tra luce e fumo. E Berenice, la dea baciata da Polluce, era finalmente completa. Con il corpo di Boote e la spudoratezza della grande, sensazionale, regina delle drag queen di tutto il mondo.
and the city:
Ora tocca a voi! Vediamo se con i vostri commenti riuscite ad arricchire ulteriormente il racconto di Pink o magari a riscrivere una storia completamente nuova e degna di un premio Strega! 
Buona Creazione!
Qui il mito riscritto da Miss Ale Kaulitz, bellissimo: “Il mito non più mito”