C.

Luglio 1, 2008

Quando si trascorre del bel tempo con delle persone care, sembra che questo passi in pochi secondi. Prima di un arrivo si è convinti che una settimana o dieci giorni passino con tanta calma, ma poi ci si rende conto che, a fine vacanza, tutto è accaduto così velocemente che si vorrebbe stare ancora giorni e giorni con i propri amici. Quando vedo C., il tempo è ancora più frettoloso. Lui è una persona talmente tanto bella che non viverci insieme è un peccato.

La settimana prima dell’arrivo di C. ho avvisato tutti i miei amici. “I prossimi giorni saranno totalmente off-limits“. Ag, con la quale ultimamente praticamente si vive insieme mi ha mandato un messaggio: “Capisco che sei contento e che ti brillano gli occhi, ma mi parli un pò di C.? Io so solo che è magnifico”. Il mio messaggio di risposta ovviamente è stato: “E che devo dirti. Più di magnifico non c’è nient’altro!”.

Così, quando lo scorso mercoledì C. è arrivato a casa, non ero nella pelle. Abbiamo passato una settimana intensa, come solo con lui si può organizzare. Ho staccato completamente da tutti e finalmente ho trovato quella serentità che da tempo andavo cercando. La mia camera la pensa diversamente visto che sembra un campo minato. Letteralmente.

Questa mattina ho accompagnato C. all’aeroporto. Eravamo un pò tristi entrambi. Sappiamo che la prossima volta che ci vedremo sarà a dicembre quando io andrò a Torino. E’ molto triste salutare una pesona come lui, e, sempre, al saluto, c’è un’energia che solo un abbraccio forte come il nostro può dare. C’è il ricordo dei momenti passati insieme e la gioia di quelli che verranno. Così C. ha preso la sua valigia ed è entrato nell’aeroporto. Io, sono rimasto in macchina per vederlo andare e sparire nella trasparenza delle porte vetro; poi sono tornato a casa. Immancabile il suo messaggio all’arrivo. “Arrivato in perfetto orario. Il Duty Free era chiuso!!!…che palle… grazie di tutto!”. E la mia risposta non poteva essere che una sola: “E grazie di che?? Neanche abbiamo fatto sesso. Allora si che avresti ringraziato!”.

Feeling good

Giugno 18, 2008

Quando qualcuno ci prova, mentre si è per strada, a telefono, mentre magari si fa la spesa, è sempre piacevole. Il battito aumenta. I capillari si ingrossano. La temperatura si alza e delle belle guanciotte rosse compaiono sulla faccia. Ultimamente mi sento molto bello, e probabilmente questo si nota nel portamento e nella cura che ho nel vestirmi. Gli indigeni del luogo possono vedermi, tutto tronfio, camminare a spalle alte e pancia in dentro lungo le rive dell’Aniene. Gli occhiali da sole (ne ho 5 paia) sono un must; mi trasferirei in Finlandia solo per poterli portare 22 ore al giorno. Le scarpe (ne ho tante paia) sono sempre abbinate. La borsa (ne ho almeno 15) anche. Gli accessori non mancano mai. Poi in estate mi sbizzarrisco. E così accade che appena varco il portone mi sento bene. Sono felice e sorrido. Sorrido alle vecchiette, ai vicini, ai passanti. Sorrido alle signore arrabbiate per farle star meglio e canticchio le canzoni che più mi piacciono. Questo atteggiamento probabilmente colpisce alcuni tra i passanti che volontariamente mi tampinano.

PRIMO ESEMPIO: Tornando dalla palestra, qualche giorno fa, ero tutto rilassato e fiero dell’attività svolta. Nello stradone che conduce a casa, da lontano vedo che un ragazzo mi osserva con l’occhio malandrino. Io faccio la stessa cosa. Più ci avviciniamo e più gli sguardi si toccano e cambiano direzione per ritoccarsi furtivamente. Ci troviamo, sempre in movimento, l’uno di fronte all’altro e ci superiamo. Io mi volto e lui fa lo stesso. Sto al gioco. Ci allontaniamo ed io mi rivolto e lui ancora mi fissa per poi rallentare e fermarsi. Uno dei due in un mondo perfetto dovrebbe avvicinarsi all’altro, ma io sorrido e proseguo per la mia strada senza più voltarmi.

SECONDO ESEMPIO: Oggi ero a Trastevere per la conferenza. Di fronte la libreria in cui c’è stato l’incontro c’è un negozio di abiti. Il commesso era fuori parlando a telefono. Io, in largo anticipo, decido di cercare un bar per una San Pellegrino. Passo davanti al boy e lui mi trancia il volto con uno sguardo. Un misto di compiacimento, virilità e vittimismo. Io lo guardo non capendo bene il senso di quell’occhiata e proseguo. Dal ritorno dal bar decido di fare un giro per vedere gli store della zona. Passo davanti il secondo ingresso del negozio suddetto ed ancora una volta il commesso mi segue con lo sguardo. Lo fa con passione e voglia di sesso. Allora capisco. Io continuo i miei giri e poi mi dirigo verso la libreria. Il commesso è in strada. Io gli passo accanto, quasi sfiorandolo. Lui mi segue con lo sguardo e quando è accanto mi dice “ciao”. Io mi fermo e lo osservo. Dico “ciao” e subito mi giro per andare via. Sempre sorridendo e con il sorriso. Non è il caso di dire che la mia auto-stima ha toccato il cielo.

Mi sento bene, e questo si capisce. La bellezza oggettiva è una cosa ma i raggi di positività che sprigiona un essere felice sono tutt’altro. Sono qualcosa che tutti captano; Anche quei due ragazzi speranzosi che ho lasciato sulla via.

PinkPRIDE

Giugno 8, 2008

(Il ragazzo nel tondo Pink è lo straniero dalla mano furba)

Ed eccomi di ritorno dopo 24 ore di eccezzionale follia colorata e caciarona. Le ali ed il look total white hanno avuto un successo allucinante. Il momento più carino è stato quando 4 fotografi hanno cominciato a scattarmi foto facendomi mettere in posa. Praticamente sono stato protagonista del mio primo photocall. Entusiasmante. Per tutta la parata hanno continuato a scattare foto, farmi mettere in posa, farmi emulare il volo. E la povera Ag. che mi ha accompagnato e che gradiva non apparire sui giornali, saltellava a destra e sinistra per non farsi beccare dagli scatti. Ho ricevuto anche un piacevole complimento da un carabiniere che mi ha visto entrare nel bar per un gelato. “Ammazza l’angelo. Complimenti… io ero un pioniere del Mucca. Dovevate anna lo stesso a Piazza San Giovanni. La Chiesa non deve comannà”, e dopo un bacio ed una stretta di mano particolarmente forte sono andato via.

Il momento che ha però raggiunto l’apice dell’erotisco angelico è stato l’incontro con un ragazzo straniero. Mi ha fermato per farsi una foto con me. Lui era mooolto interessante. Dopo la foto ha abbassato la macchinetta verso il basso per fare una fotina alle parti basse. Un pazzo. Essendo lui piacevole, ed essendo io completamente preso dall’aria di libertà, abbiam cominciato a strusciarci finchè la sua mano non è finita dritta lì. Ah, il fascino delle ali e quello del suo sorriso. Accoppiata letale! La le ali hanno continuato a riscuotere successo anche dopo quando, una gigantesca travestita ha cominciato ad accarezzarmi tutto. “Sei molto bello ma se sei un angelo non farai sesso”. Io ho prontamente risposto dicendo che non sono la tipologia di angelo asessuato che tutti conoscono, ma una particolare tipologia di angelo che invece fa tantooo tantooo sesso”. Il travestito ha apprezzato piacevolmente. L’ho notato dal palpeggiamento. Fortuna che Ag. mi ha portato via da lì!

In serata le cose non sono andate diversamente!! Vestito da ragazaccio pom pom mi sono imbattuto in diversi figuri.

1. L’amico dell’università: In tutti i modi Ax. ha cercato di avvicinarmi. Tempo fa mi aveva confessato che se fosse fidanzato con uno come me mi terrebbe chiuso in camera per fare un sesso perenne. Si capisce facilmente il motivo per cui non l’abbia calcolato molto. A fine serata Ax mi ha avvicinato urlando “vai via senza salutareeeee???”. Ho dovuto sorridere e dire “Ciaooooo”.

2. Il ragazzo bendato. Tra tutti i ragazzuoli, l’unico che ha destato in me una piacevole attenzione è stato una boy con un occhio bendato da un cerotto. Probabilmente ha avuto un incidente qualche giorno fa, ma a me piace pensare che sia un pirata. Questo boy era con il suo fidanzato, praticamente un puffo. Dal palco, sul quale o sfogato la mia passione ballerina con Ag., l’ho puntato e piacevolmente ho scoperto che anche lui puntava me… mentre ballava con il puffo. Ha per due volte provato a mandare il puffo da qualche parte per poter parlare velocemente e scambioarci i numeri, ma niente da fare. Quel puffaccio non è andato via ed a fine serata sono andato via senza avvicinarlo. La mia missione sarà scovarlo al Gay Village. Ag, perrò non è certa che lo riesca a riconoscere senza benda, ma nessun problema, lo riconoscerò dal suo Galeone parcheggiato fuori dal locale.

Tutto sommato è andata benone la giornata. Un pò di cose sconcie sono accadute, ma diamine, va bene così. Quello che però mi ha turbato è stato pensare a me come parte di una coppia. Per la prima volta ho pensato che sarebbe bello avere una relazione. L’ho capito vedendo il modo in cui il pirata abbracciava il puffo. Dolce ed amorevole (per quanto mi ammiccava con l’occio ogni due secondi). Una nuova era sta cominciando. Buon Pride a tutti.

Eh finalmente questi improbabili ponti sono finiti. Nessun’altra giornata con i negozi chiusi. Palestra aperta. Dieta continua. Ritmo regolare. EVVIVA!! Io proprio non li reggo sti periodi a cavallo con la primavera. I ponti del 25 aprile e 1 maggio. Da brividi. Tutti partono ed io mi ostino a rimanere a Roma fingendo che la festa non ci sia…ma poi esco di casa e ci sono solo io ed i turisti. Fortuna che ieri è stata da me Ag.

Abbiam saltato la spesa domenicale (di cui vi riporto in alto le foto del carrello della scorsa domenica. Potete ammirare l’ordine! Ah che goduria un carrello ordinato con tutti i cibi al loro posto), ma ci siamo concessi una veloce spesa grassa per una cenetta smart in stile movie night. Insomma, abbian fatto due pizze rustiche belle piene ed una ciotolona di patatine al forno. Il film che praticamente ci ha imposto (complimenti) il commesso della videoteca era Il giardino delle vergini suicide. Non proprio un pop-corn movie, ma una bellissima scoperta.

Ovviamente come il nostro solito la serata è degenerata verso l’una di notte, quando, a film finito, ci siamo dedicati alla visione di parti del concerto di Madonna. Credo che Ag. sia ancora sconvolta! Ed ovviamente, da bravi pazzi quali siamo, siam stai al parco sotto casa (precisamente sulle giostrine dei bimbi) per chiacchierare e mangiare un gelato.

Una estivissima serata, piacevole, regolare. Un tuffo in quel bel passato che a volte dimentichiamo. Merito anche le ricerche che abbiamo fatto in google sui nostri ex-compagni di classe liceali. Grande scoperta è stata la vittoria di una di loro ai concorsi nazionali di equitazione. Ho subito pensato che tutte le nostre strade hanno percorso diversi tragitti ma chi ha detto che non si debbano mai incontrare? C’è sempre spazio nei viaggi per i bei ricordi. Non è neanche il caso di dirlo che fino alle 6 di mattina me ne sono stato nel letto a leggere un vecchio diario dei tempi temendi del liceo classico. Ho scoperto un pò di cosarelle su di me:

1. Un cane rantolante riusciva ad esprimersi meglio di come scrivevo. E’ un miracolo che ora io sia un giornalista.

2. Dicevo di amare tremila ragazzi. Solo uno di loro ha però lasciato un ricordo vivido nel mio cuore. In una delle pagine ho trovato il suo numero di telefono ed ho mandato un sms “Sei Luciano?”. Lui oggi mi ha risposto. “Si, ma tu chi sei?”. Ovviamente non ho risposto. Era solo la curiosità di sapere se Luciano esistesse realmente oppure se fosse una mera illusione della mia capoccia liceale.

3. Ho fatto passare solo due ore dalla scoperta di essere gay alla mia prima festa tematica su Madonna. Certe cose non cambiano mai!

Bookshop Romance

Aprile 25, 2008

Harry lo vide per la prima volta in una libreria. L’incontro avvenne tra il reparto viaggi ed i romanzi rosa. Non in una chat room qualsiasi od uno di quei siti internet pieni di profili e foto da sfogliare. Di foto ce n’erano tante anche lì ma tutte meticolosamente stampate in libroni dall’aspetto invitante. Coloratissimi, pesanti, troppo over size per una libreria qualunque. Harry stava sfogliando proprio uno di quei libri quando lo vide e mai avrebbe immaginato che in quella domenica pomeriggio autunnale avrebbe incontrato la persona che lo avrebbe reso felice.

Poco prima Harry aveva passeggiato per tutta la libreria dando uno sguardo ai romanzi rosa, quelli che tutti i suoi amici guardavano con sdegno, ma che lui segretamente adorava. Quello che lo colpiva in ognuno di quei libri era sempre la descrizione di una città. Tutte le cose buffe che accadevano ai personaggi dei racconti non erano importanti . Lui voleva leggere dei posti ed i colori dei luoghi lontani che non aveva mai visitato. Una volta si soffermò per un intero pomeriggio su un racconto perché voleva immaginare alla perfezione il piccolo bar indiano in cui il capitolo era ambientato. Un’altra volta ancora non poté fare a meno di immaginare un’isola lontana abitata solo da una bambina sperduta. Ed ad ogni lettura, doveva per forza sorseggiare un tè od un caffè. La sensazione di una tazza tiepida tra le mani è una delle tante piccolezze che Harry adora, ed in quella libreria, mentre ammirava con stupore delle strane foto colorate, non poteva fare a meno di sorridere per il tepore della tazza. Quando dopo un sorso posò il caffè sul tavolino accanto, la mano sfiorò il bracciolo della poltroncina si cui era seduto. La pelle era morbida, liscia e nera e per affondare ancora più comodamente sulla seduta, distrattamente fece cadere il libro a terra. Era una nuova uscita editoriale. Lo cercava da tempo e solo in quella libreria l’aveva finalmente visto. Le foto del libro ritraggono i corpi di tanti uomini. Belli e forti. Alcuni scuri ed altri bianchi come il latte. Harry stava ammirando tutta la bellezza dei colori quando si dovette piegare per raccogliere il libro. Rialzandosi, però, notò con curiosità che un ragazzo lo stava osservando. Questo, vedendo l’incrocio con lo sguardo di Harry, subito si girò di spalle mostrando tutta la sua timidezza. Harry ricominciò a sfogliare le pagine del libro apprezzando la zaffata d’odore dell’inchiostro appena stampato, ma l’occhio ogni tanto lo rivolgeva a quel ragazzo di fronte che a poco a poco sembrava avvicinarsi. Aveva capito quello che era successo. Il ragazzo aveva notato il libro di fotografie ma non possedeva il coraggio di chiedere a qualcuno dove potesse trovarlo. “Magari” – pensò Harry “è troppo timido per chiedere informazioni su un libro dedicato a uomini che amano altri uomini. Diventerebbe subito rosso”. Ma Harry, che ormai sfogliava le pagine senza neanche vedere le foto, voleva scoprire chi fosse quel ragazzo. Poggiò il libro sulle gambe, in modo che fosse ben visibile il titolo, sperando che il ragazzo si facesse coraggio e chiedesse informazioni. Lo trovava molto carino e dolce. Harry era un po’ stanco di uscire e chiacchierare con persone poco interessanti e trovava che la timidezza del ragazzo fosse qualcosa di irresistibile. Sperava che si avvicinasse sempre di più per poter attaccare bottone. In realtà non era molto abituato ad essere espansivo. Preferiva di gran lunga rimanere in silenzio e rischiare di perdere la possibilità di conoscere qualcuno, piuttosto che farsi forza e cominciare a chiacchierare. Questa volta, però, le cose andarono diversamente. Il ragazzo timido stava in qualche modo facendo un primo passo, seppur rimanendo in silenzio e lanciando velocissime occhiate. Si avvicinava sempre di più alla poltrona ed Harry ormai era vicino abbastanza per poter dire qualcosa.

«Ciao, se cerchi qualcosa di particolare chiedi anche a me! Ho appena finito di sfogliare tutti quei romanzi rosa»!

«Ciao», disse sempre più timidamente il ragazzo. «Veramente non mi interessano questi libri, ma mi piace quello che stai leggendo tu. Lo cercavo qui in giro ma quando ci sono cose che parlano di ragazzi che stanno con altri ragazzi, non si capisce mai la collocazione giusta». Harry era felice. Aveva intuito esattamente quello che stava per succedere.

«Eh si, lo so. Ad esempio questo libro era nella sezione Erotica, ma dovrebbe stare in quella delle fotografie. Così tanti altri libri su questo tema. Non sai mai dove trovarli e tocca chiederlo a qualcuno. Però vieni con me e ti mostro dove puoi prendere una copia di quello che cercavi». Harry si alzò e si diresse verso al piccola scala mobile. Il ragazzo timido lo seguì ed Harry mentre Harry lo ossevava incuriosito cercando qualcosa da dire. «A volte penso che dovrebbero fare una sezione dedicata ai libri gay. Sarebbe comoda». A questo punto il ragazzo si sentiva smascherato ma libero di parlare tranquillamente di qualsiasi cosa. Aveva trovato la persona adatta e non poteva andargli meglio di così. Non doveva fare altro che sbloccarsi e dire qualcosa.

«Una sezione gay? Ma non è un po’ razzista come cosa?»

«Beh, sempre meglio che spargere tutti i racconti nelle sezioni più strane della libreria». Harry prese una copia del libro e la porse nelle mani del ragazzo. Sapeva che normalmente la discussione sarebbe dovuta finire in quel momento ma stava cercando un appiglio per poter continuare a chiacchierare. Aveva sempre voluto poter conoscere qualcuno in libreria. Pensava che se fosse successo si sarebbe sentito come in un film romantico americano. Uno di quelli ambientati a New York. Per questo motivo decise di provare a chiacchierare ancora un altro poco.

«Ho un’idea. Vieni con me. Ti mostro un libro che magari ti potrebbe interessare. E’ una raccolta di racconti che parla di storie gay. E’ davvero carino». Istintivamente Harry fece qualcosa di totalmente inaspettato. Mentre i piedi cominciavano a muoversi, senza neanche pensarci prese la mano del ragazzo come a volerlo proteggerlo da qualcosa. Si voltò e lo vide con le guancie rosse. Ci fu un nuovo e veloce scambio di sguardi ed i due si sorrisero.

«Io sono Harry».

«Io sono Andrea». Harry si fermò di colpo davanti una parete di scaffali. Cercò tra tutti i libri anonimi un piccolo libro con la copertina nera e lo porse ad Andrea che rispose ringraziandolo.

«Lo leggerò sicuramente. Grazie».

«Figurati. Allora io vado. È stato bello conoscerti e magari ci rivedremo un giorno». Harry si girò e stava andando via quando Andrea lo chiamò ad alta voce.

«Ma come facciamo a rivederci? Magari ci possiamo scambiare i numeri di telefono. Io ti lascio in ogni caso il mio». Harry era felicissimo. Sapeva che finalmente era accaduto quello che da tanto tempo aveva sperato succedesse. Prese il numero e dettò il suo. I due poi si avvicinarono e per un bacio e le labbra velocemente ma tanto intensamente si sfiorarono. Fu forte l’emozione. Era tutto totalmente irreale. Harry infine mise il cellulare in tasca ed andò via pensando al sapore di quella bocca ed al profumo maschile della sua pelle. Pensò per tutto il tragitto ad Andrea ed a come l’avesse colpito. Era folgorato.

L’indomani Harry si sveglio con l’immagine del volto basso di Andrea che cercava di non far notare la sua curiosità per il libro di fotografie. Avrebbe voluto rincontrarlo, ma non lo fece. Quello che era accaduto in libreria era qualcosa di puro. Successe ciò che Harry definiva “folgorazione”. Era l’opposto di tutti i racconti rosa che aveva letto e sapeva che il ricordo di quel momento sarebbe stato talmente tanto inteso da meritare di essere ricordato per sempre. Per questo motivo non chiamò mai Andrea. Harry quella mattina pensò che il ragazzo timido poteva essere tanto diverso da lui e che non avrebbe potuto dedicargli tutto il tempo e le attenzioni che desiderava. Forse il ricordo di quell’incontro era perfetto perché circoscritto nella sua brevità. Cosa sarebbe accaduto se i due vedendosi non si fossero piaciuti? “Perderemmo sicuramente un bellissimo ricordo! Un ricordo che può essere rivissuto nelle nostre menti quante volte vogliamo, ma non può essere modificato e rovinato”. Nessuno deve rovinarlo. Se anche Andrea fosse così fortemente colpito da quel breve momento, allora Harry avrebbe voluto che quella bellezza, quella franchezza di sguardi andava conservata e rispettata, in caso contrario, Andrea avrebbe dimenticato quella domenica pomeriggio autunnale.

Harry ormai aveva deciso. Non avrebbe incontrato e chiamato Andrea. Voleva che il ricordo di quel momento perfetto rimanesse impresso nelle mente. Nulla avrebbe dovuto rovinarlo. Fu così che prese il cellulare ed inviò un messaggio, il primo ma anche l’ultimo, ad Andrea.

Non pensavo che un libro potesse regalare un ricordo così bello. Non avrei mai immaginato che avrei incontrato una persona che mi avrebbe reso felice così tanto. E nei miei ricordi rimarrà per molto tempo quell’unico incontro perfetto. Uno dei pochi che merita di essere ricordato. Buona lettura”.