Grazie per averci scelto!

Luglio 21, 2008

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Con questo post saluto per un bel pò PINK and the CITY. Parto per l’America. Finalmente è tutto reale. Tornerò a Roma, fresco, allegro ed attivissimo, il 5 settembre in occasione del concerto di Madonna, ma fino a settembre non so davvero se riuscirò a passare da qui. Quello che però voglio fare prima di salutarvi tutti, è ricordare come Pink and the CITY ha preso forma.

Inizialmente, in un altro luogo, Pinkville era qualcosa di diverso. Un piccolo spazio in cui raccontarmi in modo ironico e frizzante. Ora mi sono reso conto che questo blog è completamente diverso. Non è fatto più di immagini rarefatte e calcolate, ma parla solo di me e dei miei pensieri esattamente come sono nella realtà. Io sono PINK, o sarebbe meglio dire che PINK è me. E null’altro di più bello poteva accadere.

Ma un grazie particolare va agli amici di PINK. Senza le loro caratteristiche folli la mia vita non sarebbe la stessa. E grazie a voi, che mi avete letto, commentato, e, piacevolmente consigliato.

Ci vediamo il 6 settembre per un nuovo anno insieme! Vi lascio in basso un video da gustare nella sua interezza. Non ne rimarrete delusi. La bellezza non può essere trovata nelle somiglianze, ma solo nelle diversità.

xoxo

PINK

Egregio dottore
le invio un e-mail per ricordarle un impegno gravoso per quanto riguarda il suo amico-collega L. inerente all’esame.
colgo l’occasione per esprimerle tutta la mia ammirazione nei suoi confronti in quanto lei incarna lo status symbol dell’italiano gay più affascinate sulla faccia della terra. le auguro inoltre un’estate piena di sesso free di alta qualità all’insegna della spensieratezza e del sano divertimento senza nessuna complicazione sentimentale (oddio se dovesse accadere ben venga) capace di soddisfare le sue ambizioni sessuali.
morendo di invidia per la sua persona mi tiro i capelli e mangio le mani.
con le dovute riverenze mi porgo a lei
in fede
umile etero senza metà e neppure tre quarti.
baci baci
Per questo motivo non smetterò mai di voler bene ad A. Per quanto ci siano delle incomprensioni,  (per quanto alle volte le incomprensioni le creiamo volutamente per stuzzicarci), basta leggere una mail come quella di sopra per dimenticare tutto e cominciare a ridere. L’amicizia è una cosa meravigliosa. L’adulazione anche! :)

Mother Love

Luglio 3, 2008

Ieri mattina ero a fare la mia spesa nel dopo allenamento. Come sempre, in solitaria, ho passeggiato per i corridoi del supermercato cercando qualcosa da addentare. Vicino il banco surgelati ho visto una signora che parlava con tutti ma da pochi era ascoltata. Dopo qualche minuto, avvicinandomi alla cassa, lei era avanti a me. Mi guarda e mi dice “Come sei bello, così moro. Un bel ragazzo. Sei calabrese?”. Io gentilmente ringrazio e le spiego delle mie origini lucano-pugliesi. Lei mi scruta ancora un pò e si sofferma sui capelli arruffati. “Anche mio figlio, sai, è moro come te. Ha origini del sud. Ma ora sta perdendo i capelli. Ha 26 anni ma non accetta la malattia del padre. Ha la leucemia. A me piange e mi si stringe il cuore”. La donna si china nel carello e in silenzio continua a mettere il cibo sul nastro della cassa. Io rimango in silenzio nell’impossibilità di dire qualcosa di intelligente per rompere il momento.

Quando il respiro di lei si fa più tranquillo, la donna mi rivolge nuovamente parola chiedendomi del mio lavoro e della mia vita. Gentilente le rispondo spiegandole che sono un giornalista. Le si illuminano subito gli occhi. “Sa, mio figlio studia Scienze Politiche. E’ un pò indietro, ma se la cava. Mi piacerebbe che però fosse più attivo. Tu hai amici? Vivi bene a Roma!”. “Certo”, ho risposto, “vivo molto bene qui. Roma mi piace e mi sono ambientato abbastanza bene”. Lei rimane un pò in silenzio e poi decide di parlare ancora. “Ecco, vedi, io lo dico a mio figlio che deve dare una svolta alla sua vita, ma poi lui mi accusa. Dice che io non mi fido di lui e non credo in quello che fa. Poi comincia a litigare con il padre ed è la fine. Dovrebbe uscire, finire l’università. Invece niente. Mi piacerebbe che voi due vi frequentaste. Sei una così bella persona. E sei disponibile. Poi potresti dare lui dei consigli, magari per scrivere qualche articolo o non so. Lui non ha neanche la patente. E’ sempre in casa”. Io sorrido alla signora e le lascio il mio numero di telefono e l’e-mail. “Se suo figlio ha voglia, può contattarmi e posso dirgli come fare per cominciare a lavorare nel giornalismo. Mi ha fatto piacere conoscerla”. La signora, dal sorriso un tempo bello ma ora opaco e spento, mi guarda intensamente e mi prende la mano. “Grazie, davvero. Spero che mio figlio ti chiami presto. Sei stato davvero gentile. Grazie”.

Entrambi abbiamo preso strade diverse e ci siamo allontanati. Il figlio della donna, come sospettavo, non ha telefonato e non ha mandato una mail ma io ho pensato e ripensato a quella mamma. Non vuole permettere a suo figlio di rimanere solo nel dolore e nel conflitto paterno. E proprio perchè lui ha deciso lucidamente di rimanere inerte, questa donna, combattiva, ha affrontato le sue ire, ha accettato di lottare ancora per lui (e contro di lui), malgrado abbia l’età giusta per farlo da solo. Si è spinta solo dove l’amore di una mamma può arrivre. Mother Love.

C.

Luglio 1, 2008

Quando si trascorre del bel tempo con delle persone care, sembra che questo passi in pochi secondi. Prima di un arrivo si è convinti che una settimana o dieci giorni passino con tanta calma, ma poi ci si rende conto che, a fine vacanza, tutto è accaduto così velocemente che si vorrebbe stare ancora giorni e giorni con i propri amici. Quando vedo C., il tempo è ancora più frettoloso. Lui è una persona talmente tanto bella che non viverci insieme è un peccato.

La settimana prima dell’arrivo di C. ho avvisato tutti i miei amici. “I prossimi giorni saranno totalmente off-limits“. Ag, con la quale ultimamente praticamente si vive insieme mi ha mandato un messaggio: “Capisco che sei contento e che ti brillano gli occhi, ma mi parli un pò di C.? Io so solo che è magnifico”. Il mio messaggio di risposta ovviamente è stato: “E che devo dirti. Più di magnifico non c’è nient’altro!”.

Così, quando lo scorso mercoledì C. è arrivato a casa, non ero nella pelle. Abbiamo passato una settimana intensa, come solo con lui si può organizzare. Ho staccato completamente da tutti e finalmente ho trovato quella serentità che da tempo andavo cercando. La mia camera la pensa diversamente visto che sembra un campo minato. Letteralmente.

Questa mattina ho accompagnato C. all’aeroporto. Eravamo un pò tristi entrambi. Sappiamo che la prossima volta che ci vedremo sarà a dicembre quando io andrò a Torino. E’ molto triste salutare una pesona come lui, e, sempre, al saluto, c’è un’energia che solo un abbraccio forte come il nostro può dare. C’è il ricordo dei momenti passati insieme e la gioia di quelli che verranno. Così C. ha preso la sua valigia ed è entrato nell’aeroporto. Io, sono rimasto in macchina per vederlo andare e sparire nella trasparenza delle porte vetro; poi sono tornato a casa. Immancabile il suo messaggio all’arrivo. “Arrivato in perfetto orario. Il Duty Free era chiuso!!!…che palle… grazie di tutto!”. E la mia risposta non poteva essere che una sola: “E grazie di che?? Neanche abbiamo fatto sesso. Allora si che avresti ringraziato!”.

Ieri avevo 15 anni!

Giugno 21, 2008

(I miei piedoni -47- sul davanzale della finestra)

C’è una generazione che probabilmente, alla maggior parte di noi, potrebbe risultare incomprensibile. Parlo di tutti quei ragazzi nati nei primi anni ‘90 e che adesso si ritrovano a vivere quel fantastico momento di passggio in cui si è totalmente spensierati e leggeri.

Il mio fratello minore K. (che in realtà è mio cugino) è venuto a Roma per 24 ore contate. Ieri, mentre mi dirigevo alla stazione per prendere lui e mio zio, pensavo a quali possono essere gli argomenti che ad un teen-ager interessano. Non che ci sia bisogno di prepararsi in anticipo le discussioni, ma era una semplice curiosità che mi attanagliava la mente.

Io, appartenente alla Generazione Y, ho sicuramente degli interessi totalmente diversi rispetto quelli di quest’ultimo gruppo di ragazzi che, mi permetto di chiamare Generazione MMS. Perciò, passeggiando per Roma ho cominciato ad indagare. Praticamente si parla di cellulari, tecnologia portatile in generale e musica. In un colpo mi sono venuti in mente i miei anni da piccolo ragazzo di scuole medie in cui, effettivamente, poco mi interessavano i racconti del mondo, se non riguardavano i videoclip ed i singoli dei miei idoli (Spice Girls, Backstrit Boys, N’sync, Madonna) o qualche piccolo progetto da mettere su con Mr.Mig.

Così, ieri, mi sono trovato a chiacchierare di cose che normalmente riterrei inutili ma che tanto tempo fa erano indispensabili. Tornati a casa io e K. abbiamo visto un film, Come d’incanto. Ovviamente nulla di serio per rimanere in tema e dopo, sdraiati sul letto e con le gambe poggiate sul davanzale della finestra, non abbiam fatto altro che ascoltare musica. Fortunatamente K. ha preso da me, e quindi, il suo I-Pod era stracolo mi musica pop e brani dei dj americani che più amo. Tra le canzoni ho trovato anche la sigla di Muccassassina. Ha preso tutto dal cugino.

Verso le 3 di notte, quando ci siam messi a dormire, con un sospiro ho pensato a quanto era bella la spensieratezza dei giorni in cui non avevamo nulla di cui preoccuparci. E’ stato bello, anche se per un solo momento, poter ritornare ad avere 15 anni. Tanto l’apparecchio non mi manca!

Mi spiace.

Giugno 17, 2008

Accade che, certe volte, andrebbe di urlare alle persone amiche frasi tipo: ma sei capace di mettere, per una volta, gli amici prima dei tuoi fattacci? Però, cercando di eliminare comletamente la rabbia da ogni situazione che mi riguardi mi ritrovo sempre a dire frasi tipo: va bene, farò il possibile per accontentarti!

Oggi, ho abortito una discussione del genere con una mia grande amica. lei è tornata a Roma ed, immancabili, ci sono stati gli incontri piacevolissimi per recuperare il tempo perso. Un problema di questa girl è che non è in grado di ascoltare. O almeno non sempre. Porto qualche sempio. Ieri. Università. Lei mi parla di vita, morte e miracoli del suo cane, della vicina, dei parenti lontani, degli amici sconosciuti, degli incontri stravaganti e degli inconvenienti lavorativi. Io, ascolto interessato e, dopo qualche ora le dico: Sai che probabilmente andrò in Spagna per la tesi? Lei, mi guarda negli occhi e poi mi dice: ma sai che ho proprio fame?! Prendo qualcosa al distributore. Non è stato, ovviamente, il caso di dirle su cosa vorrei scriverla.

Comunque, oggi mi telefona. Puoi venire a casa? Mi dovresti montare gli specchi di Ikea, portarmi la scarpiera ed aiutarmi a sistemare le ultime cose nella camera. Avevi detto che avresti fatto il possibile.

Avendo questa settimana piena di impegni le ho detto di no, ma che sarei andato volentieri la prossima settimana. Mai l’avessi fatto. Ecco per il lavoro trovi tempo, per l’università anche. Per me no.

Avrei voluto urlare “Ma che sei pazza? Capisci che università e lavoro sono due cose a cui non posso rinunciare?”; ma non l’ho detto. Lei continua Io venerdì parto e poi ritorno con mia nonna. Mi sarebbe piaciuto farle vedere la camera terminata. Ora tu non puoi venire. Ok. Non è importante per te. Capisco.

Avrei voluto nuovamente urlare dicendo “Ma non credi che fare un esame e scrivere due articoli sia più importante della camera da far vedere a tua nonna?”. Ma non l’ho fatto. Ho solo detto:  Non posso. Davvero. La prossima settimana va bene, ma questa proprio no. Sono arretrato con lo studio. Mi spiace.

Lei offesa ha salutato ed ha detto: ciao. Non è il caso di dire che il mio senso di colpa è diventato un macigno che poi si è trasformato in rabbia, che poi è diventato orgoglio, che ora sto cercando di distruggere. Durante il pranzo, dopo la telefonata, ho visto una parte di Viale del Tramonto. La protagonista, vecchia attrice dei film muti, cerca di tenere sotto le sue grinfie uno scrittore di film che potrebbe ridarle il vecchio lustro. E’ lei che deve essere la più importante e tutti gli altri non contano. Non c’è neanche bisogno di dire che mi sono sentito un pò come quello scrittore.

Io cerco sempre di mediare, di essere il più possibile tranquillo per accontentare tutti. E lo faccio con estremo piacere. Ma oggi non ci sono riuscito. Amo, fotissimamente amo, questa mia amica, ma non posso accontentarla ogni volta. Il mio senso di colpa ancora galoppa. Mai vorrei sapere che un mio amico è triste, e mi ferisce averla messa in questa condizione. Ma ci sono dei limiti che non si possono superare. Non ora. Non questa settimana. Mi spiace.

Souvenir dalla Finlandia

Giugno 13, 2008

Due sere fa Vago mi contatta su Skype. “Dott. Pink, la informo che io e Mr.Mig stiamo per raggiungerla nella sua dimora per una cena”. Ok, le prime due cose che mi sono venute in mente sono state: A.) Vago di ritorno dal viaggio in Finlandia mi avrebbe dato i regali tanto richiesti B.) Che cosa cucinoooo?

Ecco, se il punto A.) non mi ha creato problema alcuno, il punto B.) ha sconfortato nel modo più assoluto la mia fantasia culinaria. Essento un fanatico del cibo ultra salutare congelato, inscatolato e precotto, ho pensato che avrei potuto offrire solamente del pollo alla piastra con contorni di pisellini senza olio. Niente pane, solo gallette di riso con gemme di mais. Avevo quindi bisogno di nuove idee, altrimenti mai Vaguzzo mi avrebbe dato i regali dopo una cena simile. Sono subito sceso in strada ed ho comprato mezzo chilo di patate al forno in rosticceria (nessuno in casa le ha toccate. Avevano il gusto del cartone), finchè un messaggio mi è arrivato come fosse tanta manna dal cielo. “Non cucinare niente, portiamo tutto noi!”. Ah che bellezza.

I regali sono invece stati tanti. Mai da uno dei suoi viaggi, Vago, ha portato qualcosa ai suoi amici rimasti in Italia. Solo cartoline consegnate a mano con la descrizione a penna di ciò che si vede nel paesaggio rappresentato. Evviva la fantasia. Questa volta invece, lo zaino che ho prestato a lui per il viaggio, era colmo di cosette al ritorno. Ma che si cominci con ordine e con le giuste spiegazioni.

  1. La carolina con una ragazza vestita da elfo (oppure da barbona). Vago racconta di essere entrato in un negozio che vendeva gli abiti indossati nell’immagine. Cercava qualcosa per V. ma, costando tutto troppo, stava andando via pieno di sconforto quando la commessa, vestita ridicola quanto quella della cartolina, ha regalato la suddetta. La prima cosa che Vago ha pensato è stata “O mio Dio, questa è perfetta per Pink!”. Sul retro, a penna, ha scritto Appena ho visto questa ho pensato a te (e chi altri senno!!!) Che dici, è un buono spunto per il prossimo Pride? Io l’adoro. Ed anche io. Il regalo volutamente trash è andato.
  2. Vanity Fair versione tedesca. Avrebbe voluto comprare la versione Finlandese, ma, per ovvi motivi di popolazione scarsa, non esiste. Allegato alla rivista un cd con le colonne sonore dei film, ed in copertina quelle quattro sciure di Sex and the City. Fino ad ora non ho capito una parola di nessun articolo. Rimarrà un pezzo da collezione nella mia bacheca. Probabilmente lo metto accanto al DVD di un film chiamato Call for Love che Mr.Mig mi ha portato da Shanghai.
  3. Soldi stranieri. E’ d’obbligo. Ed euro finlandesi che spero di non utilizzare per sbaglio.
  4. Una t-shirt verde che in questo momento sguazza pazzerella in lavatrice.
  5. Il pezzo forte. 100 pasticchè di caffeina. 100MG di caffeina a pasticca. Vago ha deciso di comprarmi il barattolo per le mie due giornate Newyorkesi. Non avendo molto tempo per dormire, ha pensato bene di comprare questo aiutino. Oggi ne ho presa una, ed è stata una delizia. Ti svegli all’istante. Le Cofi-tabs saranno la mia nuova droga. Potete cominciare a chiamarmi Liz Taylor.

L’incontro

Giugno 12, 2008

Nei commenti di un post scritto da poco, io e Smallstar abbiamo chiacchierato di gusti estetici ed ideale fisico del partner. Il mio uomo ideale l’ho descritto in questo modo: Un pò più basso di me… 1.70/75 va bene. Biondo con i connotati del bruno oppure bruno. Massiccio ma non grosso. Cioè, con un bel fisico ma non body builder e possibilmente con manigliuccia dell’amore. Gli addominali a vista proprio non mi piacciono. E lo voglio decisamente maschile!

Bene, questa mattina, mentre mi dannavo sulla Step Machine cercando di mantenere il galleggiamento dei pedali, ha fatto il suo ingresso in sala lui. Io mio tipo ideale. Quello di cui parlavo prima. Stavo ascoltando il ritornello di una canzone che fa così:  It’s okay be gay, let’s rejoice with the boys in the gay way
Hooray for the kind of man that you will find in the gay way
. Praticamente è entrato nel momento giusto. Il galleggiamento dei pedali per un attimo ha smesso di esistere ed i miei occhi hanno seguito il giovane nei preparativi del sollevamento pesi. Bellissimo. Il fisico molto asciutto era anche abbastanza massiccio. Due belle braccia e delle spalle che non si descrivono. Una piccola aquila tatuata sulla scapola. Il volto, la parte più bella, era stretto e la barba un pò incolta ne accentuava i lineamenti. Il naso, leggermente storto riusciva a dare quel tocco di realtà all’insieme. Pantalone lungo ed un pò largo verde militare, canotta nera e guantini. Praticamente un go go boy sceso in terra per allietare la mattinata al fitness club!

Mentre io proseguivo il mio percorso cardio non ho potuto fare a meno di notare alcune cosette che mi hanno fatto apprezzare ancora di più il ragazzuolo.

  1. Super impegnato con i sui esercizi, appena ha visto una ragazza un pò cicciottella sbagliare il suo esercizio, prontamente è andato in suo soccorso per spiegarle l’errore. Quindi ne possiamo dedurre che è molto gentile.
  2. Con le cuffiette del suo I-Pod ficcate nell’orecchio, nella pausa tra un esercizio e l’altro, non poteva fare a meno di muovere le spalle e le braccia (leggermente) a ritmo di musica. Decisamente irresistibile. Quindi ne possiamo dedurre che è una persona a cui non frega proprio il pensiero degli altri e vuole divertirsi e sorridere quando e come vuole.
  3. Quando si è spostato nella sala accanto ha messo tra i denti, stretto in bocca, il cavo delle cuffiette che penzolava troppo sulla canotta. Ora, devo precisare che io ho una fissa per queste cose. Adoro stringere tra i denti le lettere quando, nel fare le scale, ho tutte le mani impegnate. Lo trovo molto molto eccitante. La mia gioia nel vedere il boy con il cavetto in bocca è stata, quindi, tanta. Ne possiamo dedurre che il ragazzo è il mio tipo!!!

Ovviamente non c’ho provato con lui. Tra le mie regole c’è quella di non stringere amicizia con i colleghi e non provarci mai con ragazzi che frequentano i miei stessi luoghi. Dovrò accontentarmi di osservarlo e carpirne l’essenza della sua spontaneità. Capire perchè mi ha colpito così tanto positivamente e rubargli la sua scheda degli esercizi. Quel fisico era proprio il massimo. Ormai il manzo watching è cominciato anche al fitness club. Ne uscirò solo con la prima caduta delle foglie, ma nel frattepo mi diverto.

La rivelazione

Giugno 10, 2008

Questa mattina mi sono svegliato di colpo. Sognavo di essere a Barcellona per trasferirmi. Ero a Casa di D. ex-fidanzato del mio grande amico Al. Cercavo un appartamento in cui andare a vivere ed un lavoro da giornalista. Ero felice.

Svegliandomi mi sono reso conto che questo sogno non era uno di quelli regolari, che si dimenticano tre minuti dopo. Era un sogno rivelatore. Esattamente come lo è stato uno nel lontano 2002. Senza quel sogno probabilmente ignorerei ancora di essere gay. Comunque, mi sono alzato e sono corso al pc. L’unica cosa che mi interessava era cercare i moduli Erasmus per trasferirmi in Spagna per almeno sei mesi. Nuova vita, nuova casa.

Poi sono sceso in strada diretto in palestra. Pensado e ripensando a quello  che stavo per compiere. Con il cuore che sobbalzava cercavo di capire in che modo mi sarei potuto sentire realizzato in Spagna. Perchè sto realmente cercando i moduli per partire? La risposta mi si è abbattuta in testa nel modo più pesante e duro che potesse esistere. “Sto scappando”. L’ho detto per la prima volta in vita mia. “Sto scappando dall’italia. Sto facendo come gli altri che non ho mai capito. Vado via perchè non ho il coraggio di cercare qui quello di cui ho bisogno”.

Mentre sfogavo la tensione sugli attrezzi e con le corse ho  deciso di analizzare questa situazione. Se per la prima volta ho pensato che la giusta soluzione sarebbe stata scappare, un motivo ci deve essere! Rimuginando finalmente l’ho trovato. Non è la Spagna, come regione geografica, che mi interessa, ma è la Nazione come simbolo quello che mi attrae. Nel mio sogno, nelle mie immagini notturne, cercavo un luogo in cui essere esattamente quello che voglio. Ma chi mi impedisce di essere quella persone anche qui?

“Assolutamente nessuno” mi sono detto. Nessuno può impedirmi di vivere come meglio credo. Nessuno deve. Non è fuggire la soluzione, ma è fuggire dalle paure (per poi annientarle) l’unica scelta possibile.

Probabilmente in un futuro lontano non vivrò in Italia. Magari davvero in Spagna, o in America o in qualsiasi altro posto, ma sono certo che quella scelta non dipenderà dalle costrizioni, ma da una voglia concreta di assaporare nuove avventure. Tutt’ora sono ancora deciso a cercare un modo per passare qualche mese altrove. Ma sono certo che non ho voglia di scappare. Nessuno potrà togliermi il piacere di respirare l’aria italiana.

Probabilmente in questo momento sono a cinema a vedere Sex And The City ma, prima di uscire di casa ho impostato il timer per pubblicare questo post. Qualche giorno fa sono andato a Parma, come sapete, e solo ora mi è venuto in mente un pezzo che scrissi molto tempo fa per un settimanale. Nell’articolo parlo acidamente di Parma. Da quando l’ho scritto mi sono ricreduto su alcune piccolezze, ma l’idea generale rimane la stessa. Ve lo propongo, e non indugiate, vi prego, sugli errori e sulla bruttezza stilistica. Ero ancora piccoletto! :)

Scrivo in questo momento dal treno Parma – Roma Termini che mi riconduce in città. Ahimè, niente caffè americano a bordo delle vetture. O meglio caffè si, ma lungo ed annacquato. E già immagino che molti non riescano nemmeno ad immaginare la differenza tra un vero caffè americano ed un espresso allungato al bar. Il notebook fortunatamente funziona al pieno della sua energia.

Il tema della settimana è “Città di campagna e Città di Città”. Ebbene si. Un ovvio gioco di parole per esprimere al meglio quello che i romani, o almeno i più frenetici ed occupati vivono quando tocca andare in una città di campagna. Ad esempio Parma.

Si fanno armi e bagagli pensando a cosa mettere in ogni occasione, preparandosi ad un improvvisato aperitivo lounge o ad una serata al ristorante. La mattina all’alba ci si alza senza neanche badare al sole che non è ancora del tutto sorto e ci si appresta a disintossicarsi dallo smog cittadino. Il treno arriva a Parma e dopo quattro ore circa di aria condizionata al massimo livello finalmente sono pronto a vivere quello che la cittadina migliore (a detta delle statistiche) ha da offrirmi.

Anatomia dei cittadini.

Non è che ci sia una gran varietà di personaggi. Le categorie sono riducibili a tre. Gli anziani emiliani (tutti lentissimi), i ragazzi (commistione perfetta tra studenti fuori sede e lavoratori del nord), gli extracomunitari (non troppi ma notabili).

Lingua.

E qui c’è proprio da sbizzarrirsi. Preparatevi a dire continuamente un secco “eh?” tanto la metà delle parole sono profanate da “r” vibranti ed “s” strisciate. Praticamente un vocabolo come “sorbole” è del tutto incomprensibile all’orecchio del romano (ed italiano in generale). Ma fidatevi, se riuscite a comprendere le vecchine che vi daranno, non con tanta disponibilità, delle informazioni, allora sarete pronti a capire un dialetto qualsiasi tra quelli italiani. Sardo escluso.

Paesaggio.

Praticamente c’è da chiedersi quale sia davvero il paesaggio parmense. Strade modernissime e case che sono catapecchie. Rotonde ovunque e fontanelle come spartitraffico. Il centro in marmo rosa e i negozi piccolini con i commessi al vetriolo forse inaciditi dallo splendido odore di sterco di mucca che invade la cittadina al tramonto. Ma questo è un prezzo pagabile se vogliamo tutti mangiare il buon prosciutto.

Praticamente Parma sembra una di quelle bomboniere da matrimonio pugliese. Tutta tulle e merletti ma in realtà molto brutta. Una di quelle bomboniere che appena le vedi sorridi istericamente, ma non vedi davvero l’ora di entrare in macchina e lanciarla dal finestrino o regalarla alla vicina di casa.

Ebbene si, cittadino che adori rimanere imbottigliato nel traffico per sfogarti con i vicini di macchina. Anche tu, studente che prendi i mezzi pubblici pur se sono in perenne ritardo e puzzano. Ed anche tu, ragazza glam che giri per locali ultra chic. Se volete redimervi dai vostri peccati di città non vi resta che prendere un eurostar ed andare a Parma. L’unica città in cui nel traffico si viaggi anche a 40 Km orari. Se poi invece ritornate completamente presi ed affascinati allora vorrà dire una sola cosa. Roma non fa per voi! Cambiate subito lavoro e fuggite nel ridente nord!

Ora che il caffè è finito non resta che godermi le restanti due ore di aria condizionata e silenzio prima di rigettarmi ne traffico. Vi aspetto tra quindici giorni.