PINK and the PRESS


immagineconferenza

Il gran giorno è finalmente arrivato. Nulla di impressionante, enorme ed imperiale, ma un piccolo evento che mi ha reso felice.

Io e tre colleghi abbiamo presentato ad un piccolo pubblico universitario il progetto editoriale per il quale sono direttore responsabile. Praticamente un patinato on-line in stile (di contenuti) alla Vanity Fair. Circa.

Insomma, fatto sta che un prof con cui la mia collega lavora fuori dall’ambito universitario ci ha offerto uno spazio durante la sua lezione al corso triennale della Sapienza in spettacolo per raccontare il concept alla base del magazine e per dare la possibilità agli studenti di collaborare.

Così mi sono ritrovato nella mia vecchia aula, questa volta dalla parte della cattedra e con gli occhi di una sessantina di studenti puntati contro. È stata una bella emozione. Vedere il magazine proiettato ha creato nella mia mente una veloce immagine di certezza che prima non avevo ben chiara. E quanto è arrivato il momento del mio intervento, con la mia calma che mi distingue, ho raccontato un po’ di notizie, con voce chiara e cristallina.

Era dai tempi della mia (pessima) carriera teatrale che non mi riproponevo ad un pubblico di uditori, ed è stato emozionante.

Ringrazio di cuore i miei colleghi che mi hanno permesso di esprimermi, con parole, con gesti e con le idee. La sinergia tra gli individui è l’unica cosa che conta. E mai bisogna credere a chi dice che non si è all’altezza. Perché “se lo vuoi, ci riesci”!

posh

(Clicca sull’immagine per vederla in HQ)

Ok, non mi ama nel senso letterale del termine. Cioè il testo della mail, inviata dal suo indirizzo personale,  era questo:

LOVE you!
xoxo
P

Quindi è più come: “A Nì, te ringrazio”. Insomma, succede che gli mando una mail con allegato la foto che vedete sopra di Victoria, esclusiva di Vanity Fair italiano, che io ho scansionato per il mio blog ed esco di casa. Al mio ritorno trovo il suo ringraziamento ed un post ultra commentato nel suo sito.

Ed anche se non sono stato citato, poco importa. Per un momento sono stato l’energia che ha generato il gossipping americano su quella robottina di Vicky Posh Beckham.

Testardamente: Dignità, Parità, Laicità. Lo slogan del Gay Pride romano non poteva essere più esplicito. Manifestazione intralciata in tutti i modi possibili, prima il patrocinio negato e poi la Piazza S. Giovanni non concessa, è riuscito comunque a far parlare nuovamente dei diritti della comunità GLBT.

Una fiumana di persone ha invaso le strade del centro ballando e divertendo i cittadini che hanno risposto positivamente alla manifestazione. Gli organizzatori non potevano essere più contenti dell’esito. L’ordine dei partecipanti ed il pieno rispetto delle regole ha dimostrato che gli incivili vanno trovati altrove, “In Parlamento” ha suggerito Vladimir Luxuria nel suo intervento a fine parata. 500mila persone stimate, hanno seguito il percorso urlando la propria personale richiesta di diritti ed accettazione e non è mancato un piccolo momento di paura. Infatti in via dei Fori Imperiali, un gruppo di persone, appartenenti al Gruppo Futurista e Casa Pound, hanno cercato di aggredire con coltelli e ed insulti i manifestanti, ma fortunatamente, il pronto intervento della sicurezza ha allontanato immediatamente la minaccia.

I carri, circa una ventina, rappresentavano ciascuno i vari gruppi che compongono la comunità gay, e tra tutti, ha fatto da padrone il carro “sobrietà” di Muccassassina. Go go boys, ballerini e Drag Queen tutti vestiti di bianco hanno omaggiato le parole dell’amata Carfagna che ha consigliato di essere sobri abbandonando le paillettes ed i costumi. Le tre Drag per gli abiti si sono ispirate al calendario sexy della Ministra sottolineando l’assurdità delle sue dichiarazioni. Come la stessa Luxuria ha affermato “è davvero troppo sentire la Carfagna parlare di sobrietà. Una delle foto del calendario la vedeva nuda, avvolta dalle reti da pesca e uomini. Il titolo dell’immagine è “Lussuria”. C’è chi ha il cognome, e chi invece fa le foto”. La serata si è poi conclusa con la notte organizzata dal Muccassassina. Euphoria, questo il nome del party, ha accolto tutti i partecipanti alla manifestazione che hanno continuato a divertirsi con la splendida animazione drag e con la musica dei dj di Ibiza.

Il Gay Pride ed il suo colorato rumore è un evento più importante di quanto si pensi. Scendere in piazza silenziosamente e “furtivamente” non ha senso. E’ proprio grazie al rumore di tante persone messe insieme che si riesce ad attirare attenzione verso un argomento di cui nessuno vuol parlare. Se è vero che davanti alla legge tutti sono uguali, dovrebbe anche esserci una condizione in cui le leggi sono uguali per tutti. Purtroppo l’Italia è un paese incivile, pieno di contraddizioni e falsità. Il motivo della crisi che percorre il Paese è da trovarsi proprio qui. Non nei diritti negati ai gay, ma nell’utilizzo di “diversi pesi e misure” in base all’etnia, religione ed orientamento sessuale. Mai una nazione europea è apparsa così retrograda e morta, e la sobrietà è l’ultimo dei problemi quando i diritti basilari vengono negati a delle persone che non fanno nient’altro che amarsi.

Probabilmente in questo momento sono a cinema a vedere Sex And The City ma, prima di uscire di casa ho impostato il timer per pubblicare questo post. Qualche giorno fa sono andato a Parma, come sapete, e solo ora mi è venuto in mente un pezzo che scrissi molto tempo fa per un settimanale. Nell’articolo parlo acidamente di Parma. Da quando l’ho scritto mi sono ricreduto su alcune piccolezze, ma l’idea generale rimane la stessa. Ve lo propongo, e non indugiate, vi prego, sugli errori e sulla bruttezza stilistica. Ero ancora piccoletto! :)

Scrivo in questo momento dal treno Parma – Roma Termini che mi riconduce in città. Ahimè, niente caffè americano a bordo delle vetture. O meglio caffè si, ma lungo ed annacquato. E già immagino che molti non riescano nemmeno ad immaginare la differenza tra un vero caffè americano ed un espresso allungato al bar. Il notebook fortunatamente funziona al pieno della sua energia.

Il tema della settimana è “Città di campagna e Città di Città”. Ebbene si. Un ovvio gioco di parole per esprimere al meglio quello che i romani, o almeno i più frenetici ed occupati vivono quando tocca andare in una città di campagna. Ad esempio Parma.

Si fanno armi e bagagli pensando a cosa mettere in ogni occasione, preparandosi ad un improvvisato aperitivo lounge o ad una serata al ristorante. La mattina all’alba ci si alza senza neanche badare al sole che non è ancora del tutto sorto e ci si appresta a disintossicarsi dallo smog cittadino. Il treno arriva a Parma e dopo quattro ore circa di aria condizionata al massimo livello finalmente sono pronto a vivere quello che la cittadina migliore (a detta delle statistiche) ha da offrirmi.

Anatomia dei cittadini.

Non è che ci sia una gran varietà di personaggi. Le categorie sono riducibili a tre. Gli anziani emiliani (tutti lentissimi), i ragazzi (commistione perfetta tra studenti fuori sede e lavoratori del nord), gli extracomunitari (non troppi ma notabili).

Lingua.

E qui c’è proprio da sbizzarrirsi. Preparatevi a dire continuamente un secco “eh?” tanto la metà delle parole sono profanate da “r” vibranti ed “s” strisciate. Praticamente un vocabolo come “sorbole” è del tutto incomprensibile all’orecchio del romano (ed italiano in generale). Ma fidatevi, se riuscite a comprendere le vecchine che vi daranno, non con tanta disponibilità, delle informazioni, allora sarete pronti a capire un dialetto qualsiasi tra quelli italiani. Sardo escluso.

Paesaggio.

Praticamente c’è da chiedersi quale sia davvero il paesaggio parmense. Strade modernissime e case che sono catapecchie. Rotonde ovunque e fontanelle come spartitraffico. Il centro in marmo rosa e i negozi piccolini con i commessi al vetriolo forse inaciditi dallo splendido odore di sterco di mucca che invade la cittadina al tramonto. Ma questo è un prezzo pagabile se vogliamo tutti mangiare il buon prosciutto.

Praticamente Parma sembra una di quelle bomboniere da matrimonio pugliese. Tutta tulle e merletti ma in realtà molto brutta. Una di quelle bomboniere che appena le vedi sorridi istericamente, ma non vedi davvero l’ora di entrare in macchina e lanciarla dal finestrino o regalarla alla vicina di casa.

Ebbene si, cittadino che adori rimanere imbottigliato nel traffico per sfogarti con i vicini di macchina. Anche tu, studente che prendi i mezzi pubblici pur se sono in perenne ritardo e puzzano. Ed anche tu, ragazza glam che giri per locali ultra chic. Se volete redimervi dai vostri peccati di città non vi resta che prendere un eurostar ed andare a Parma. L’unica città in cui nel traffico si viaggi anche a 40 Km orari. Se poi invece ritornate completamente presi ed affascinati allora vorrà dire una sola cosa. Roma non fa per voi! Cambiate subito lavoro e fuggite nel ridente nord!

Ora che il caffè è finito non resta che godermi le restanti due ore di aria condizionata e silenzio prima di rigettarmi ne traffico. Vi aspetto tra quindici giorni.

E’ ritornata Madonna. E’ impossibile che non ve ne siate accorti. In radio, in tv, sui giornali, nelle suonerie dei cellulari. Ovunque appare, come un santo degno del suo nome, la nosta lady of the reinventions. Il nuovo lavoro Hard Candy è uscito in Europa lo scorso 25 aprile ed in tutto il resto del mondo lunedì 28. A Roma il Mondadori Multicenter ha apero le porte alla mezzanotte a cavallo tra il 24 ed il 25 per vendere l’album. Un concerto della talentuosa Into the Groove Band ha rallegrato tutti i fan accorsi all’evento e poco prima delle 00:00 le casse sono state prese d’assalto da una fila impressionante di persone. Hard Candy è il ventunesimo album di Madonna ma è uno dei più freschi di tutti. Il titolo, letteralmente Caramella dura, vuole introdurre l’ascoltatore al concept dell’album. Le caramelle, per ammissione di Madonna, sono dolci e buone ma allo stesso tempo durissime e così “questo album è come un calcio nel culo”. Potente, forte, ma anche dolce ed armonioso.

Candy Shop è il primo brano ed è una presentazione di ciò che si sta per ascoltare. “Come on into my store” e comincia a ballare. La valenza del pezzo sta nel descrivere nel modo migliore i brani a seguire. 4 minutes, fatto in collaborazione con Justin Timberlake e Timbaland, è il primo singolo estratto. Le sonorità sono quelle a cui Timbaland ci ha abituato. Solo 4 minuti servono per salvare il modo e Madonna ci tiene a metterlo in chiaro anche nel suo video. Give it 2 me è uno dei brani migliori. Sarà il secondo estratto e cercherà di movimentare i dancefloor estivi di tutto i mondo. Elettrica e decisamente pop è totalmente irresistibile. Heartbeat rimane sul tema delle sonorità elettroniche dance. Una giusta commistione tra R&B ed elektro-pop che porta la firma oltre che della cantante anche di Williams. Miles Away nasce invece dalla collaborazione con Timberlake. E’ uno dei pezzi migliori dell’album; è armonico e piacevole ma conserva la sua vena elektro.

She’s not me è invece decisamente dance e powerful. Il testo è intrigante e si mescola bene con le note dance e ritmate. Madonna sembra quasi sussurrare “lascia qulla donna e goditi me sul dancefloor” in un intreccio di atmosfera e sensualità. Incredible è allegra, ballabile e divertente ma è totalmente anonima fino all’ottima chiusura ft. Williams. Beat Goes On è al contrario una delle canzoni più attese. Scritta da Madonna, Williams e Kenye West segue la moda musicale del momento. Cerca di cavalcare i successi hip hop e ci riesce egregiamente pur non dimostrando di essere adatta ad una radio hit. I troppi loop musicali rendono monotono l’ascolto. Dance 2Night è una canzoncina da discoteca. Frizzante e giovane è performata dalla cantante e da Justin Timberlake. E’ un possibile singolo e ricorda vagamente Rock your body, ma lo fa in modo più adulto.

Spanish Lesson sconvolge tutto l’album. E’ un brano joke spagnoleggiante. Quasi una cover dell’ultima Oh oh baby! di Britney Spears, scherza molto con il testo mezzo spagnolo e mezzo inglese: “Yo te quiero means I love you”. Questa canzone è poi seguita da Devil wouldn’t recognize you che sembra il seguito di What goes around, comes around di Justin Timberlake che comunque firma il brano e l’ultimo pezzo è invece Voices. “Who is the master? who is the slave?” è l’incipit ed il resto del testo rimane enigmatico quanto il suo inizio. Per questo motivo è uno dei brani più ipnotici dell’album che non poteva finire in altro modo. Questo è proprio “quel calcio in culo” che stavamo aspettando.

Madonna c’è riuscita nuovamente. In pochi pensavano che dopo il suo ultimo successo avrebbe potuto creare qualcos’altro di valido, ma si è reinventata una nuova volta per stupirci e stupire.

Visita per maggiori informazioni il sito internet di Madonna e MadonnaTribe.com.

A proposito di Matthew McConaughey sfogliando il nuovo numero di Men’s Health ho trovato questa garbata pubblicita (cliccando sulle foto potete salvare le immagini in HQ) della nuova fragranza targata “Dolce & Gabbana”. Di sotto vi posto anche il video dello spot TV. Leggenda vuole che la favolosa Al., mentre stazionava al pc, si sia girata verso le schermo e BAMM, come uno schiaffo, sia stata colpita dal figoso Matthewin camicia ed occhiali da sole. Decisamente un uomo egregio e talmente tanto fascinoso da piacere alle donne e stregare gli uomini.

Benvenuti al matrimonio dell’anno. 27 volte in bianco arriva finalmente in Italia e ripropone il genere della commedia da matrimonio ma in modo diverso e più frizzante. Dopo i flop di Confetti e Perchè te lo dice mamma, i produttori ci riprovano cercando di calcare l’onda dei nuovi teen movie e delle vecchie commedie americane. La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna viene presa in prestito dal cast de Il diavolo veste Prada, e la stella nascente Kathrine Heigl, forte del successo della commedia “Molto incinta”, è stata scelta per ricoprire il ruolo di protagonista.

07-27dks-07.gif

Jane sa di essere molto brava nel prendersi cura degli altri, ma sa anche che è meno brava a guardare dentro di sé. Finora la sua vita è sempre stata incentrata sul fare felici gli altri – e infatti ha l’armadio pieno di 27 abiti da damigella che possono provarlo. In una memorabile serata, Jane riesce a fare la spola tra due ricevimenti nuziali, uno a Manhattan e uno a Brooklyn, impresa che non sfugge all’occhio attento di Kevin (James Marsden), un cronista che capisce al volo che un articolo su una donna che pare avere sviluppato una dipendenza dalle cerimonie nuziali potrebbe servirgli a fare carriera.Jane scopre che il cinismo di Kevin mette in discussione tutto ciò a cui lei tiene - vale a dire i matrimoni e il sacro vincolo del matrimonio. A complicare ulteriormente la vita un tempo perfetta e ordinata di Jane, c’è l’arrivo della sorella minore Tess (Malin Akerman) che conquista immediatamente il cuore del capo di Jane, George (Edward Burns) e che la recluta una volta ancora per aiutarla ad organizzare un altro matrimonio – quello tra lei e George – ma i sentimenti che Jane nutre per lui porteranno allo scoperto sconcertanti rivelazioni …e forse all’inizio di una nuova vita.

01-27dks-01.gif

27 volte in bianco è il giusto film per una serata tra amiche, ma nulla di più. Se non ci si fa ingannare dal finto parallelo con Il diavolo veste Prada ci si diverte senza pretese e si passano due ore di relax. Il film, diretto ad un pubblico femminile è molto adatto alle ragazze single che cercano disperatamente marito. I ragazzi, invece, rimarranno probabilmente delusi. Gli uomini, nella storia, sono solo una prelibata rarità, tranne che per i due co-protagonisti/amanti che comunque ricoprono solamente il ruolo di figuranti alle prese con le vicende di Jane.

10-027dks-12.gif

QUESTO FILM E’ ADATTO A…

… tutte le single che si accontentano di essere solo damigelle ed alle ragazze che credono che un giorno arriverà il loro turno per andare all’altare.

03-27dks-03.gif