
Probabilmente in questo momento sono a cinema a vedere Sex And The City ma, prima di uscire di casa ho impostato il timer per pubblicare questo post. Qualche giorno fa sono andato a Parma, come sapete, e solo ora mi è venuto in mente un pezzo che scrissi molto tempo fa per un settimanale. Nell’articolo parlo acidamente di Parma. Da quando l’ho scritto mi sono ricreduto su alcune piccolezze, ma l’idea generale rimane la stessa. Ve lo propongo, e non indugiate, vi prego, sugli errori e sulla bruttezza stilistica. Ero ancora piccoletto!
Scrivo in questo momento dal treno Parma – Roma Termini che mi riconduce in città. Ahimè, niente caffè americano a bordo delle vetture. O meglio caffè si, ma lungo ed annacquato. E già immagino che molti non riescano nemmeno ad immaginare la differenza tra un vero caffè americano ed un espresso allungato al bar. Il notebook fortunatamente funziona al pieno della sua energia.
Il tema della settimana è “Città di campagna e Città di Città”. Ebbene si. Un ovvio gioco di parole per esprimere al meglio quello che i romani, o almeno i più frenetici ed occupati vivono quando tocca andare in una città di campagna. Ad esempio Parma.
Si fanno armi e bagagli pensando a cosa mettere in ogni occasione, preparandosi ad un improvvisato aperitivo lounge o ad una serata al ristorante. La mattina all’alba ci si alza senza neanche badare al sole che non è ancora del tutto sorto e ci si appresta a disintossicarsi dallo smog cittadino. Il treno arriva a Parma e dopo quattro ore circa di aria condizionata al massimo livello finalmente sono pronto a vivere quello che la cittadina migliore (a detta delle statistiche) ha da offrirmi.
Anatomia dei cittadini.
Non è che ci sia una gran varietà di personaggi. Le categorie sono riducibili a tre. Gli anziani emiliani (tutti lentissimi), i ragazzi (commistione perfetta tra studenti fuori sede e lavoratori del nord), gli extracomunitari (non troppi ma notabili).
Lingua.
E qui c’è proprio da sbizzarrirsi. Preparatevi a dire continuamente un secco “eh?” tanto la metà delle parole sono profanate da “r” vibranti ed “s” strisciate. Praticamente un vocabolo come “sorbole” è del tutto incomprensibile all’orecchio del romano (ed italiano in generale). Ma fidatevi, se riuscite a comprendere le vecchine che vi daranno, non con tanta disponibilità, delle informazioni, allora sarete pronti a capire un dialetto qualsiasi tra quelli italiani. Sardo escluso.
Paesaggio.
Praticamente c’è da chiedersi quale sia davvero il paesaggio parmense. Strade modernissime e case che sono catapecchie. Rotonde ovunque e fontanelle come spartitraffico. Il centro in marmo rosa e i negozi piccolini con i commessi al vetriolo forse inaciditi dallo splendido odore di sterco di mucca che invade la cittadina al tramonto. Ma questo è un prezzo pagabile se vogliamo tutti mangiare il buon prosciutto.
Praticamente Parma sembra una di quelle bomboniere da matrimonio pugliese. Tutta tulle e merletti ma in realtà molto brutta. Una di quelle bomboniere che appena le vedi sorridi istericamente, ma non vedi davvero l’ora di entrare in macchina e lanciarla dal finestrino o regalarla alla vicina di casa.
Ebbene si, cittadino che adori rimanere imbottigliato nel traffico per sfogarti con i vicini di macchina. Anche tu, studente che prendi i mezzi pubblici pur se sono in perenne ritardo e puzzano. Ed anche tu, ragazza glam che giri per locali ultra chic. Se volete redimervi dai vostri peccati di città non vi resta che prendere un eurostar ed andare a Parma. L’unica città in cui nel traffico si viaggi anche a 40 Km orari. Se poi invece ritornate completamente presi ed affascinati allora vorrà dire una sola cosa. Roma non fa per voi! Cambiate subito lavoro e fuggite nel ridente nord!
Ora che il caffè è finito non resta che godermi le restanti due ore di aria condizionata e silenzio prima di rigettarmi ne traffico. Vi aspetto tra quindici giorni.