PINK in una Sit-com
Luglio 16, 2008
MI piace pensare che la mia vita, ed il mio modo di fare, possa influenzare in modo positivo le altre esistenze. Tutto quello che faccio, cerco di farlo nel modo migliore, senza mai perdere spontaneità e nel rispetto totale dell’altro. L’amicizia ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Da una parte c’è la famiglia, e dall’altra i miei amici, tutti importanti nello stesso modo, e tutti diversi. Con loro mi sento bene. Mi sento libero di essere ciò che voglio. Lo pensavo ieri e poco dopo ho avuto ben più che una conferma.
Amian si è trasferito a Londra da qualche mese, ed ora si sta preparando per andare a vivere a Boston, dove seguirà i corsi all’università del cinema. Quando viveva a Roma non ci vedevamo spesso, ma sempre ci siamo raccontati quello che ci succedeva. Abbiamo condiviso tanti momenti ed Amian ha spesso riso per le mie uscite ilari e ciniche. Ieri sera parlavamo proprio di questo rapporto quando mi ha confidato che sta scrivendo un soggetto per una sit-com basata su di un personaggio liberamente ispirato a me. Insomma, sono rimasto senza parole ed ho subito domandato le motivazioni di questa scelta.
“Mah pensavo al lato che + mi fa impazzire di risate di te, quindi dal cinismo in su (o in giù) ma anke altro”.
Io non ho potuto fare altro se non ringraziarlo e promettere che pagherò qualcuno affinchè mi possa seguire con delle telecamere in modo da documentare la mia vita per creare al meglio il personaggio. La cosa che però mi ha fatto piacere è pensare di aver “segnato” così tanto una persona da ispirarla a creare qualcosa sulla mia vita. Sono immensamente felice e grato ad Amian per aver visto in me così tanto. Più di quanto io stesso non riesca a vedere.
Così, ricapitolando, la sit-com si aggiungerà ad altri lavori (un libro ed un film) che i miei amici vorrebbero creare sulle storie della mia vita. Mi sento come in una puntata di THS su E!.
Gli anni che più mi hanno cambiato
Marzo 6, 2008

Non ho molto da dire oggi. Sarà perchè vivo su una nuvoletta felice. Sono al massimo della tranquillità e soddisfazione. Questa mattina ho visto A. per un giro di shopping sportivo al Decathlon. Ho preso tutte maglie enormi ma poi ho dovuto riportarle negli scaffali per prenderne altre più piccole. In due anni sono dimagrito quasi 30 chili ma non me ne rendo conto. Oggi però l’ho capito. E’ stato bello ammetterlo. Sono dimagrito tantissimo, la mia salute è ottima, mi sento bene. Ma insieme al fisico sono cambiato anche io moltissimo. Due anni e mezzo fa ho passato un periodo bruttino per causa di una piccola depressione. Ho mangiato davvero troppo male ed il mio umore era terribilmente altalentante. Poi succede che decido di rivolgermi ad un nutrizionista. Comincio a perdere peso. Ritorno felice. Programmo tremila progetti diversi. Sono diventato esattamente la persona che volevo essere e sono pronto per una nuova sfida. Sono felice e voglio esserlo per ancora molto tempo. Come sarò tra due anni ancora?
La mia vita a VANITY FAIR
Febbraio 22, 2008
E’ da un pò che mi domando quali siano i miei obbiettivi, le mie aspettative, i miei desideri. Beh, laurea a parte (compresa quella della specialistica) ho solo un grande e favoloso obbiettivo. VANITY FAIR. Mi spiego meglio. Vanity è la mia rivista. Quella che leggo in bagno, in treno, per strada, in autobus. Ovunque. Trovo l’idea che sta alla base della rivista geniale. Si scrive di argomenti d’elite, ma si distribuisce ovunque. Il fascino della ricchezza che si assapora sfogliando le pagine è una cosa che non ha riscontro in nessun’altra rivista e per questo tutti i miei mezzi saranno direzionati ad entrare nella redazione di Vanity. Già immagino quale sarà il mio ingresso nel palazzo Condè Naste.
Jeans scuro, comodo ed elegante. camicia nera (in alternativa color vinaccio), giacca sportiva nera, scarpe Alessandrini e scomode (più sono scomode più sono belle) ed una bag a tracolla in cocco. Si, già mi sento bene. Arrivo davanti alle porte vetro di Vanity e lentamente si aprono. Una ragazza bellissima e perfetta mi accoglie all’ingresso davanti ad un bancone, gremito di telefono squillanti, in legno scuro. Alle spalle una parete liscia e perfetta. In acciaio solo due parole enormi. VANITY FAIR.
Che a questo punto io sia svenuto già o no non si sa, ma già assaporo la redazione arredata come se fosse un set di Dynasty, tanto per citare Roby Young, gremita di persone e vipparelli venuti per qualche intervista esclusiva. E poi le tazze per il caffè con il logo stampato sopra (una è già nella borsa) ed il sofficie tappeto. Ok, degenero, ma la mia vità sarebbe favolosa se potessi viverla in quei lughi. I luoghi in cui i politici, le star, gli sconosciuti, raccontano la loro vita. Ed io con la penna in mano pronto a rovinagliela. Non dimenticare che rimango pur sempre un giornalista!








