
Dopo tante richieste (N.1 e N.2, le trovate nei commenti ai due post) cerco di spiegare in brevissimo cos’è la Kabbalah, o quanto meno quello che fino ad ora ho appreso.
Punto primo: Non credete a nulla di ciò che leggete! Sembra strano, ma è così. La conoscenza è ciò che si deve ottenere. Leggere è solo una prima parte del lavoro, ma quello che si deve fare è eliminare completamente il dubbio, perciò, se voi leggete qui cos’è la kabbalah non credeteci, ma cercate di studiare e mettere in pratica quello che imparate per avere la conoscenza tangibile di ciò che viene detto.
Alla base di tutto c’è il concetto di desiderio. Nell’assoluto rispetto del prossimo bisogna desiderare ed ottenere quello che si vuole. Andando avanti su questa strada si arriverà sempre più al limite. Quel limite che ci permette di desiderare una delle cose più profonde. La felicità. Questa, per la kabbalah è una forte energia. E’ quello stato d’animo che ci permette di vivere in pace con noi stessi e con gli altri. La felicità è la luce. La luce è difficile da spiegare come concetto. Il rabbino Yehuda Berg la definisce non come quella cosa che si vede oltre il tunnel, ma il tunnel stesso e la forza che ci fa muovere all’interno. Praticamente la luce è la fonte che genera qualsiasi cosa. L’obbiettivo è raggiungerla attraverso un percorso ben preciso.

La kabbalah usa la metafora dei veli. Questi oscurano la luce e sta a noi toglierli uno per uno. Questo è possibile solo farlo attraverso alcune regole che vi riporto di seguito.
1. Non credere a ciò che si legge. Mettere alla prova ciò che sappiamo.
2. Esistono due reltò. Il nostro piccolo modo fatto di oscurità ed il regno creato dalla luce.
3. Tutto ciòc he l’essere Umano desidera dalla vita è la Luce spirituale (ovvero la felicità).
4. Lo scopo della vita è la trasformazione spirituale da entità reattive ad esseri proattivi. (La proattività è un concetto molto complesso. Ve lo spiego a breve)
5. Nel momento della trasformazione si entra in contatto con il regno della Luce
6. Mai – assolutamente mai – addossare la colpa agli altri od alle circostanze esterne.
7. Resistere ai nostri impulsi reattivi crea Luce durevole.
8. Un comportamento reattivo produce intensi lampi di luce, ma alla fine lascia dietro di sè l’oscurità.
9. Gli ostacoli ci offrono la possibilitò di connetterci alla Luce.
10. Più grande è l’ostacolo, più grande è la Luce potenziale.
11. Quando le sfide sembrano insormontabili, infondete certezza. La Luce è sempre presente!
12. Tutte le caratteristiche negative che vedete negli altri sono un riflesso delle vostre. Solo correggendo voi stessi potete cambiare gli altri.
ULTIMO: Ama il prossimo tuo come te stesso. Tutto il resto è secondario!
Come avete notato, tutte queste cose sembrano ovvietà, ed infatti lo sono. Quello che è difficile è riuscire a mettere in pratica le nostre ovvietà. Una delle cose fondamentali è la proattività. Questo concetto è l’opposto della reattività. Quando siamo reattivi ci muoviamo istintivamente. Ad esempio è facile attaccare qualcuno e quando lo facciamo ci sentimo bene. Ma quanto dura questa sensazione? Essere proattivi significa indagare. Capire. Cosa ho fatto per essere attaccato? Qual’è stato il mio ruolo all’interno di questa azione? Come posso fare per superarla? Non è porgere l’altra guancia, ma è reagire in modo positivo. Ovvero analizzarsi e non provare odio verso chi mi ha attaccato. Però come possiamo essere proattivi? E’ facile.

REATTIVITA’
1. Si presenta un ostacolo Un amico ci fa una scenata
2. La nostra reazione emotiva Vi sentite offesi. Arrabbiati. Feriti.
3. La nostra reazione comportamentale Ci mettiamo ad urlare anche noi e non gli rivolgiamo la parola per mesi.
PROATTIVITA’
1. Si presenta un ostacolo Un amico ci fa una scenata
2. Comprendiamo che il nemico è solo la nostra reazione Il nemico è il sentirci offesi, arrabbiati, feriti, non la persona in questione
3. Soffochiamo il sistema reattivo e lasciamo entrare la luce Rinunciamo alla reazione emotiva. Ci controlliamo invece di urlare. Anche se non abbiamo niente da rimproverarci, lasciamo sfogare l’amico. Non conta chi ha torto o ragione. Conta la scelta di non reagire.
4. Esprimiamo la natura proattiva Siamo in contatto con la luce. Le azioni che stiamo per compiere sono scaturite dalla Luce, ora. Nasceranno dei comportamenti positivi. Noteremo un cambiamento positivo. Il nostro amico vedendo il modo di comportarci ci parlerà in modo diverso e si coprirà sicuramente qualcosa di illuminate riguardo il rapporto con l’altro.
Questo è sommariamente il concetto della proattivtà ed è la base su cui si fonda lo stle di vita cabalistico. Ho cercato di essere il più chiaro possibile, ma in un solo post non si può spiegare tutto in modo adeguato come si dovrebbe. Comunque, se avete domande fatele e io scriverò nuovi post in merito alla kabbalah spero che vi siano utili queste informazioni. Sembrano semplici ma meditandoci su in realtà sono difficili da applicare e questo è il bello. Molte cose le ho prese da un libro che vi consiglio di leggere per approcciarvi alla kabbalah: “Il potere della kabbalah” di Yehuda Berg. Comuqnue chiedete pure.
