Fammi l'America


Guadalupe

Nella lista delle cose da comprare in America, proprio all over the top, c’era la candela di Nuestra Señora de Guadalupe. Cioè, non ho pensato minimamente ad inserire nella lista I-pod e tecnologia, maglieria o tavole da surf; quello che volevo era questo item camp da far brillare nella mia camera. Ad L.A. i ragazzi trucidi messicani avevano tatuata la Guadalupe praticamente ovunque. Si trovava quell’immagine in ogni antro tarro di Venice Beach, ed è quindi a lei che mi rivolgo in questi ultimi venti giorni romani prima delle vacanze. Santa, santa, santa Señora, fa che passi il tempo come in tre secondi. Fa che in questi venti giorni il mio umore passi da gattara-incazzata a surfista-peace&love. Fa che gli ultimi due esami (e varie ed eventuali) vadano a buon fine, che arrivato a questo punto, accetto come “buon fine” anche una sfilza di 18. E soprattutto, cara Guada, fa che in questi ULTIMI venti giorni io riesca a trovare un paio di gnoccoloni che, con il loro fare trucido, mi conducano a braccia aperte in questa estate.

E magari per la questione del tempo non ci puoi fare niente, ma per gli gnoccoloni, davvero, impegnati.

P8090326(Clicca sull’immagine per vederla in HQ)

Well, I know. I’m kinda boring. Ma che ci posso fare. In questo periodo d’esami la mia vita mondana è pari a zero e tocca rifugiarmi nei meandri di youtube. Che poi per quanto sono commerciale finisce che non scopro mai nulla di totalmente sconosciuto e pazzescamente indipendente. Infatti, la mia ultima scoperta è questa canzone so bloody cool dei Black Eyed Peas, I gotta feeling, che in un certo senso incornicia, fotografa e mette in movimento il mio stato d’animo. Quell’attesa prima della serata. Quella voglia di esplodere di gioia; Actually proprio quel momento prima dell’esplosione. E’ anche prodotta da quel principe di David Guetta che suona la seconda canzone della mia estate, When Love Takes Over. Non è un caso che entrambi i video siano girati ad L.A. Insomma, quando a Roma c’è questo caldo asfissiante, la mia mente vaga e torna a Los Angeles, che con il tempo è diventato un posto colorato, energico, forse bello. Ed aspettando la fine di questo ultimo round con lo studio, non resta che ascoltare ancora le mie due canzoni. Positive, elettroniche e tanto ma tanto tarre. Let’s dance with me!

BagBag 3

(Il Bagel di Termini ed i miei Bagels. Clicca sulle immagini per vederle in HQ)

L’altro giorno era l’ora di pranzo e passeggiavo alla Stazione Termini. Passando davanti il bancone di un bar ho visto dei bagel giganti, cosa molto inusuale qui in Italia, dove il bagel non lo si trova neanche a pagarlo oro. Ovviamente ne ho preso uno farcito e quello è stato il mio pranzo. Appena ho dato la prima zaffata mi sono sentito rinato. Quel gusto tostato di sesamo e pane è fantastico. Mi ha fatto ricordare quando per la prima volta ho mangiato un bagel.

Avevo dormito tutta la notte in aeroporto aspettando che partisse il volo sostitutivo NY-LA. Mi ero messo in un cantuccio poggiato tra due colonne. C’ero solo io, la mia valigia, e qualche altro sconosciuto addormentato. Con la batteria del cellulare scarica non potevo chiamare neanche i miei amici ed avrei dovuto aspettare di essere in New Jersey per comprare un nuovo carica batterie. Il mio era nella valigia imbarcata per Los Angeles, e dispersa da qualche parte. Alle 4 di mattina avevo deciso che dormire non aveva senso, tanto comunque non ce l’avrei fatta a chiudere occhio, così, stanco e distrutto, ho fatto un giro nell’aeroporto. Sono andato nello spazio in cui ha vissuto il protagonista di “The Terminal”, mio alter ego, ed ho cominciato a curiosare tra i negozi aperti (pochi). Completamente affascinato dalle copertine dei magazine, ne avrò comprati almeno cinque, finché, nel centro del terminal 3, ho visto Great American Bagel. Per me che i bagels erano solo la colazione di Daniel Meade in “Ugly Betty”, la sensazione di trovarmi a scegliere tra un onion bagel and un spicy cheese bagel era qualcosa di esilarante. Scegliendo lo spicy cheese, che alle 4 di mattina forse non era un granché indicato, me ne sono andato a sedere trottando ad uno dei tavolini. Ho farcito la ciambellona e zac, addentata.

E fino a qualche giorno fa avevo non ricordavo più il gusto, quando, a Termini, non l’ho mangiato nuovamente. Mi è ritornato in mente quel calvario di viaggio e quell’immersione nei colori e nei sapori americani. Mi sono sentito come quel giorno, stanco e soddisfatto; e forse anche contento di aver passato 48 ore in aeroporto. E tornando a casa mi sono messo a cucinare i bagel per tutti, e tutti hanno apprezzato.

Sono estremamente convinto che, più delle fotografie, i nostri sensi siano l’elemento centrale del ricordo.

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07.08.2008

Questa città conferma ancora una volta la sua bellezza fatta di contraddizioni e differenze. Se la prima volta mi ha stupito per l’avermi permesso di visitare nello stesso giorno la Hoover Dan ed il varietà erotico Jubilee!, oggi l’ha rifatto. Un momento prima ero al Redrock Canyon ad ammirare la natura e la sua straordinaria prepotenza. Poi ero a casa nel pieno di un mini tornado che ha bloccato la città per due ore. E poi ero ancora al Mandalay Bay (il mio Casino preferito) per il musical Mamma mia!

La mami mi ha telefonato: “la tua voce mi fa capire che ti senti a casa tua”. Ed è vero. Las Vegas è quello che voglio ed è come se avessi percorso un pezzo importante nella mia personale strada. Si, proprio qui, nel deserto arido e stepposo del Nevada.

CURIOSITÀ

Lo spettacolo è stato grandioso. Le musiche divertenti. I balli sfrenati, ed i costumi pazzeschi. Ora capisco perchè questo musical è diventato una delle tante passioni gay! Mamma mia, here I go again
My my, how can I resist you?

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bob1765.08.2008

Ogni volta che esco di casa sento un immenso bisogno di commettere una pazzia. Magari mi ubriaco e mi sposo alla Little White Chapel. Ogni cosa a Las vegas odora di sesso e trasgressione. Lo puoi vedere per strada o negli interni scuri del Luxor. Lo senti nelle insegna sulla stip dell’MGM ed anche sul billboard del nuovo show di Bette Milder se ti ci impegni.

Oggi sono andato a vedere il famoso spettacolo Jubilee! Topless Extravaganza al Ballys, dove, da 25 anni, va in scena. Donne vestite in modo pazzesco e uomini in perizoma fanno rivivere gli anni passati del Moulin Rouge e risvegliano in me l’istinto sessuale. Sono letteralmente impazzito quando ho visto il ballerino che interpreta Sansone, legato con delle catene, in perizoma borchiato, tutto intento a far crollare il tempio. E nel frattempo mi immagino fuggiasco da casa con l’intento di farmi un piercing al capezzolo, il prince albert e poi buttarmi nella piscina brasiliana del Flamingo. Ho bisogno di restrizioni. Ora.

CURIOSITA’:

Ho giocato per la prima volta alle slot machine. Vinti 20$. Ora so l’emozione che si prova ed il motivo per cui in tanti vengono a Las Vegas.

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bob17504.08.2008

Las Vegas è uno schiaffo in faccia. Un calcio nelle palle. Una manciata di pillole e sodapop. Tutto è pazzesco, estremo, pericolosamente bello. Puoi sentire quel debole vibrare nelle voci di tutti. Anche il pilota in aereo sembrava eccitato. “Welcome to Vegasssss”, ha detto, quasi certo delle serate rovinose dei passeggeri.

L’aeroporto è in puro stile Vegas. Nel grande atrio degli arrivi le slot machine imperano ed il gioco è ovunque. M abita lontano dalle luci. La sua villa è nel Golf Club e per cena mi ha portato in un “piccolo” Casino per un buffet. Un salone pieno di cibo e finti leoni e cascate. L’eccesso è ovunque.

Dopo cena siamo andati a Downtown per lo show delle luci nella grande galleria. 2.000.000 lampadine per lo schermo più grande del mondo. Musica e disorientamento. Colori ed urla. Ora sono cero. Sono a Las Vegasssss. Ed il perfetto modo per cominciare il tour della strip è andare al casino Stratosphere. Una torre alta 120 piani dal cui terrazzo ammirare tutto il panorama luminoso e fare un giro sulle montagne russe sospese sul palazzo. Da questa altezza inimmaginabile, tre ride permettono di saltare dalla punta della torre, cadere giù dal balcone e fluttuare nel vuoto seduto su un seggiolone. Disneyland è per i bambini, Vegas è solo per i coraggiosi. E la serata si è conclusa con un giro in macchina sulla stip. Parigi, New York, Roma, Firenze, Venezia, il Cairo e l’India diventano un’unica cosa nella strada che ti permette di girare il mondo, in sole 3 miglia. Welcome to the fabolouse Las Vegas.

(Clicca sulle immagini per vederle in HQ. La panoramica dello strip dall’alto merita!)

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bob1744.08.2008

Non pensavo che la mia famiglia mi dovesse mancare così tanto. Tutte le persone che normalmente sento non sono con me e certe volte mi adrebbe proprio di rivedere qualche faccia amica.

In aeroporto mi sento tranquillo. Nulla di spiacevole può succedere. Come da Tiffany. Tutti vivono qui un momento di pausa. Un segmento in cui, in qualunque situazione tu possa trovarti, l’unica cosa che puoi fare è aspettare. La metà delle persone, o forse di più, cerca di trovare conforto alla solitudine con telefonate o scrivendo un diario. Io ho telefonato a casa ed a tutti i miei amici riuniti per una festa. E’ stato bello risentirli tutti. Le voci squillanti. Le battute amiche. Solo quando si è distanti si può apprezzare totalmente quanto bene ed amore c’è nella famiglia e negli amici. E Mr. Mig mi ha appena dato conferma di questo con un messaggio.

Entro due giorni vai su Youtube e cerca il video “Pink ci manchi”.

Io non so cosa sia ma già adoro.

CURIOSITA’:

Snack a base di Chocolate Chunk Cookie gigante, Duble Iced Dhot da Sturbucks e acqua Fiji. Un luch folle come questo è uno dei motivi per cui amo questo Paese.

FLYING to VEGAS. La famiglia americana.

Prima di arrivare a Sin City e perdermi completamente nelle lui e nei colori di Las Vegas, voglio parlare della mia famiglia americana.

(continua…)

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bob17303.08.2008

Quando bevi troppo e dormi poco le speranze di riuscire a parlare bene una lingua straniera sono molto limitate. Anyway, la giornata è conimciata con una telefonata a Mr.Mig. Doveva sapere della pazza serata appena passata.

Il resto della giornata è stato alquanto noioso. Passeggiata a Berkley per negozi e casa per cucinare la carne e la pasta per il BBQ. In America sanno cucinare la carne migliore al mondo. Il maiale è stato per cinque ore sul fuoco ed era morbido come poche carni fino ad ora assaggiate. Quando qui qualcuno cucina per la cena è impossibile capire l’ordine delle portate. I maccheroni al formaggio (disgustosi come poche altre cose assaggiate in vita mia) sono solo un contorno per la carne. Perciò nello stesso piatto ti ritrovi: 1. pasta viscida; 2. Insalata; 3. Costolette di maiale; 4. Bacon; 5. Salame alla brace. Nessuno aspetta nessun’altro per mangiare. Non esiste quasi la cena fatta di chiacchiere e sorrisi. A cena si mangia, e basta! Dopo cena io ed Ash siamo andati al cinema. Lui, giornalista (o almeno ci prova) quando parla ti vien da dire: “Ma in linea teorica l’inglese lo parli un pò meglio di me?” E’ un continuo di you know ed una meticolosa tecnica che taglia le parole e le fa strisciare per tutta la lunghezza della frase. Pensavo che a NY parlassero male, ma a questo punto è una cosa generale.

Curiosità:

La casa di E. è esattamente come quelle in cui i serial killer si rifugiano nei film e nelle soap opera. Ricordo che Shila Carter di Beautiful per un periodo ha vissuto nella stessa casa. Si accede da scale interne a delle lunghe balconate su cui ci sono le porte con accanto delle grandi finestre. Il living è una stanza con un divano ed un tavolo accanto all’angolo cucina. Nella seconda camera c’è il letto ed il piccolo bagno con il getto della doccia più violento che abbia mai provato. Costo dell’appartamento: 980$ al mese. Ed io che mi lamento dei prezzi di Roma. Quando questi escono di casa non chiudono mai la porta a chiave ed ogni volta mi riempio di macchie rosse d’ansia per la paura che le mie cose possano essere rubate. L’America è grande e ti concede tutto, ma noi abbiamo lo stile e quello non puoi comprarlo nei mall.

foto203(Clicca sull’immagine per vederla in HD)

Continua il processo di americanizzazione della mia cucina. Dopo le colazioni a suon di panecake, le merende a schiaffon di cookies, i dessert a carrettate di New York cheesecake, arriva finalmente anche la macchina per il caffè americano.

Ed eccola lì, come si vede nella foto, che già ha trovato il suo posto in cucina, accanto alla cartolina dei maschioni con bandiera a stelle e strisce. Insomma, che gioia. Dopo averla desiderata per tanto tempo finalmente è mia. La prima volta che ho fatto per conto mio il caffè in una macchina americana originale è stato a Las Vegas. Quella mattina mi alzai nel fresco di una casa fatta di aria condizionata, e, pancetta nel piatto e bagels in mano, trottai verso la macchina per premere l’interruttore. E, dopo qualche secondo, tanti gorgoglii hanno invaso la cucina e poco alla volta la brocca di è riempita di caffè. Una sensazione bellissima.

Ed ora anche a Roma sarà come a Vegas. Stessi gorgoglii, forse diverso paesaggio fuori dalla finestra, ma diamine che bello poter sorseggiare un caffè simile all’originale. Così la mia panciuta macchinetta gay, insomma, si chiama pur sempre “Princess”, ora sarà l’elettrodomestico più utilizzato in casa mia, insieme al microonde, allo sciogli-cera per ceretta ed alla lava lamp (che un elettrodomestico proprio non è, ma riscalda).

bhg-christmas-letter

La mia cugina americana Obelix qualche giorno fa mi manda una mail: “Ti ho visto nella TV nazionale americana. Eri al Gay Pride di Roma con un paio di ali bianche”. Eccolo, Pink fa il suo coming out in America, ho subito pensato. Ma tanto la mia gaiezza non era certo un gran segreto vista la nottata folle passata a San Francisco con sua figlia Emma. Così le rispondo tutto allegro e contento per avermi dato l’informazione. E lei, ancora una volta mi scrive: “Visto che ci sono ti inoltro la lettera di Natale”.

Che bello, è sempre un piacere ricevere le lettere di Natale dai miei parenti americani. Sono tutte colorate, piene di foto e colme di gossip sulla famiglia e sugli accadimenti dell’anno appena passato. Ed Obelix, da brava donnona americana, ha riempito la sua lettera con un disegnino in testata e tante foto buffe di tutta la famiglia.

Dopo aver letto del pensionamento di Asterix, suo marito, della laurea di Emma, del nuovo lavoro di Alley e del gattino appena entrato in famiglia, l’occhio cade su qualcosa che prima non avevo notato. In basso a sinistra, accanto al penultimo capoverso, c’è una mia foto. Mi ritrae sorridente in un kayak giallo, nelle acque del Russian River. Subito comincio a leggere quel capoverso e, con immensa gioia e commozione, scopro due righe dedicate a me.

Traduco: “Una bellissima annotazione. L’estate appena passata il nostro cugino italiano Pink è venuto a trovarci e noi abbiamo mostrato a lui le bellezze della California del Nord. E’ stato davvero un piacere spendere del tempo con questo straordinario piccolo uomo”.

E quasi con le lacrime agli occhi sono corso al computer per mandare subito una mail: “Sono felice di leggere che tutto va bene. Grazie per le meravigliose parole che hai speso per me. Mi mancate molto.” Ed ora non posso aspettate ancora un paio d’anni prima di rivedere tutti. Con molto piacere partirei anche in questo momento… ma non lo faccio. Ho una lettera di Natale da scrivere, riempire di foto, ed inviare e tutta la famiglia (italiana ed americana) ed agli amici!

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