

(Il Bagel di Termini ed i miei Bagels. Clicca sulle immagini per vederle in HQ)
L’altro giorno era l’ora di pranzo e passeggiavo alla Stazione Termini. Passando davanti il bancone di un bar ho visto dei bagel giganti, cosa molto inusuale qui in Italia, dove il bagel non lo si trova neanche a pagarlo oro. Ovviamente ne ho preso uno farcito e quello è stato il mio pranzo. Appena ho dato la prima zaffata mi sono sentito rinato. Quel gusto tostato di sesamo e pane è fantastico. Mi ha fatto ricordare quando per la prima volta ho mangiato un bagel.
Avevo dormito tutta la notte in aeroporto aspettando che partisse il volo sostitutivo NY-LA. Mi ero messo in un cantuccio poggiato tra due colonne. C’ero solo io, la mia valigia, e qualche altro sconosciuto addormentato. Con la batteria del cellulare scarica non potevo chiamare neanche i miei amici ed avrei dovuto aspettare di essere in New Jersey per comprare un nuovo carica batterie. Il mio era nella valigia imbarcata per Los Angeles, e dispersa da qualche parte. Alle 4 di mattina avevo deciso che dormire non aveva senso, tanto comunque non ce l’avrei fatta a chiudere occhio, così, stanco e distrutto, ho fatto un giro nell’aeroporto. Sono andato nello spazio in cui ha vissuto il protagonista di “The Terminal”, mio alter ego, ed ho cominciato a curiosare tra i negozi aperti (pochi). Completamente affascinato dalle copertine dei magazine, ne avrò comprati almeno cinque, finché, nel centro del terminal 3, ho visto Great American Bagel. Per me che i bagels erano solo la colazione di Daniel Meade in “Ugly Betty”, la sensazione di trovarmi a scegliere tra un onion bagel and un spicy cheese bagel era qualcosa di esilarante. Scegliendo lo spicy cheese, che alle 4 di mattina forse non era un granché indicato, me ne sono andato a sedere trottando ad uno dei tavolini. Ho farcito la ciambellona e zac, addentata.
E fino a qualche giorno fa avevo non ricordavo più il gusto, quando, a Termini, non l’ho mangiato nuovamente. Mi è ritornato in mente quel calvario di viaggio e quell’immersione nei colori e nei sapori americani. Mi sono sentito come quel giorno, stanco e soddisfatto; e forse anche contento di aver passato 48 ore in aeroporto. E tornando a casa mi sono messo a cucinare i bagel per tutti, e tutti hanno apprezzato.
Sono estremamente convinto che, più delle fotografie, i nostri sensi siano l’elemento centrale del ricordo.