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9.07.2008

Oggi finalmente ho visto, solo dalla macchina, la vera Los Angeles. Hollywood e le zone limitrofe. Hollywood è completamente diversa da come l’aspettavo. Sapevo fosse brutta, ma non così tanto. Le case sono dei prefabbricati fatiscenti, ed ogni tanto si vedono gli alberghi alti solo qualche piano, molto simili alla casa dei fantasmi a Disneyland. A rendere tutto più smothee c’è stato anche un terremoto.  Ma che figo!! E’ stato bello grosso e la casa si è praticamente messa a ballare sbattendo a destra ed a sinistra tutti gli oggetti. Adrenalinico. Insomma, anche sull’esperienza del terremoto ad LA (che tanto mi ha ricordato la paura del Big One) posso mettere un check, ed ho scoperto finalmente che queste case non sono tanto fragili come sembrano.

In mattinata io, N e P siamo andati sulle colline per visitare il Griffith Observatory. Costruito nel parco cittadino più grande d’America (cinque volte il Central Park di NY), questo posto mi ha affascinato sin da quando l’ho visto la prima volta in Charlie’s Angeles. Ho silentemente sperato di vedere Demi Moore comparire dall’alto delle cupole scure, ma mi sono dovuto accontentare solamente di ripercorrere le stesse mattonelle calpestate dal trio Diaz, Barrimore e Lui.

Ma la cosa più importante è che finalmente ho visto The Hollywood sign sulle colline. “So, it’s real!, isn’t?, ho chiesto stupevatto con l’occhio perso verso l’orizzonte. Quella scritta è così enorme, così eccessiva. Solo qui in America potevano pensare di scrivere sul lato di una collina il nome di una città.

ITALIAN DINNER

Per la sera N ha organizzato una cena per la sua classe di italiano. Io ho cucinato la bolognese ed una ciambotta di melanzane. Cucinare italiano in America è difficile. Quello che loro pensano sia pasta, sono dei vermicelli sottilissimi dal gusto diverso. La mozzarella non sanno neanche cos’è! Quando ne ho chiesto una grande, Dan mi ha portato un rettangolone bianco, pesante, difficile da tagliare anche con la motosega. Praticamente non era mozzarella. Quando infine ho chiesto il sale per l’acqua “loro” non sapevano di cosa parlassi. Nino ha preso il sale per insalate ed ha messo sorridendo, in cinque litri d’acqua, solo un pizzichino. Fortuna che in qualche modo son riuscito a rimediare ai danni.

La prima della classe ad arrivare è stata Bree Van DeKamp. Praticamente la copia identica. Alta, grossa testa, capelli rossi. Lavora, come la maggior parte degli abitanti di LA, nel cinema. Precisamente produce molti dei commercial americani. Gli altri della classe erano dei messico-americani (o qualcosa di simile). E’ stato weird osservare come cinque persone non italiane siano legate alla nostra terra. A tavola cercavano di parlare italiano il più delle volte, sembrando tanti piccoli robot con la voce sintetica (o semplicemente Britney Spears in una canzone a caso), e tutti pendevano dalle mie labbra anche quando chiedevo gentilmente (in italiano) l’acqua. Una sensazione bellissima.

(Clicca sulle foto per vederle in HQ. Griffith Park Observatory. Hollywood sign. Veduta di LA.)