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Quasi un moderno giubileo, il mio cammino è cominciato imbronciato per la terribile buca data da Ag. “Non sarò al concerto, mi dispiace!”. Avrei preferito farla fuori come si fa per i polli, ma mi sono trattenuto. Scendo le scale di corsa con gli occhi infuocati, entro nell’autobus, percorro tutta la nomentana e guardo nella borsa. Dove cavolo è il biglietto? Ovviamente ancora a casa. Perciò, torno indietro, prendo il biglietto e mi incammino nuovamente sulla via della Madonna.

Arrivo allo Stadio Olimpico alle 15:30 e dal caldo i leoni africani muoiono. Fiumane di gay, donne sprovvedute, donne non proprio donne, ed eterosessuali impauriti, si dirigono al tempio olimpico, dove la Madonnaccia, idolo della nottata, attende i feleli a messa. C’è anche il mercato, lo stesso credo smantellato da Gesù in Jesus Christ Superstar. Magliette, bracciali, cuscini e tanti, troppi, cappellacc ida cowboy.

La fila comincia ancor prima che si possa riuscire a scorgere anche un piccolo frammento di cancello. Il sole si fa sempre più concente durante le tre ore più lunge di tutta quest’estate. Per ammazzare il tempo mi metto ad osservare le persone che aspettano con me. Le mezze donne vanno per la maggiore. Sono uomini con labbra rifatte e racconti di viaggi in Marocco che cercano di trovare un equilibrio tra mascolinità selvaggia e raffinatezza alla Pamela Anderson, imponendo nella chirurgia estetica i nuovi standard della bocca a canotto. Gli orsi, fortunatamente sempre più presenti nella Roma odierna, sono riuniti a gruppi di tre o quattro, tutti equalmente stuprabili. Le transessuali devote all’immagina madonniana. Queste si farebbero impiantare chirurgicamente anche le vene varicose dei polpacci della Madonnaccia. Non importa come si sembra, l’importante è essere come la sola ed unica regina.  Nella realtà questa tipoligia sembra più che altro l’insieme delle Mademoiselle d’Avignon. Le altre tipologie scadono nel banale e non verranno mensionate, ma un plauso speciale va a tutti i palestrati che mi hanno reso piacevole, davvero, l’attesa.

Entrati nello Stadio l’immagine che ci si offre agli occhi è bellissima. 75.000 persone urlanti e sorridenti aspettano con trepidazione il concerto. Non starò qui a descrivere come è andata, di questo se ne occuperanno tutti i giornali (compreso il mio) domani, ma ciò che mi va di mettere nero su bianco e la mia invidia verdognola per la saluta di Madonna. A 50 anni sembra una ragazzetta ed io spero di essere attivo almeno la metà di lei quando compirò mezzo secolo. Le canzoni sono state belle, tutte, e divertente è stata la speciale dedica al Papa dell’accenno a like a vergin. “I want to dedicate this song at the Pope, becouse, I know he love me, and make me feel like a Vergin, tuch for the very first time”.

Sulla via del ritorno mi sono ritornati in mente tutti i momenti della serata e, come due anni fa ho pensato: Madonnaccia ha colpito ancora. Un motivo in più per seguirla!