Ieri mattina ero a fare la mia spesa nel dopo allenamento. Come sempre, in solitaria, ho passeggiato per i corridoi del supermercato cercando qualcosa da addentare. Vicino il banco surgelati ho visto una signora che parlava con tutti ma da pochi era ascoltata. Dopo qualche minuto, avvicinandomi alla cassa, lei era avanti a me. Mi guarda e mi dice “Come sei bello, così moro. Un bel ragazzo. Sei calabrese?”. Io gentilmente ringrazio e le spiego delle mie origini lucano-pugliesi. Lei mi scruta ancora un pò e si sofferma sui capelli arruffati. “Anche mio figlio, sai, è moro come te. Ha origini del sud. Ma ora sta perdendo i capelli. Ha 26 anni ma non accetta la malattia del padre. Ha la leucemia. A me piange e mi si stringe il cuore”. La donna si china nel carello e in silenzio continua a mettere il cibo sul nastro della cassa. Io rimango in silenzio nell’impossibilità di dire qualcosa di intelligente per rompere il momento.

Quando il respiro di lei si fa più tranquillo, la donna mi rivolge nuovamente parola chiedendomi del mio lavoro e della mia vita. Gentilente le rispondo spiegandole che sono un giornalista. Le si illuminano subito gli occhi. “Sa, mio figlio studia Scienze Politiche. E’ un pò indietro, ma se la cava. Mi piacerebbe che però fosse più attivo. Tu hai amici? Vivi bene a Roma!”. “Certo”, ho risposto, “vivo molto bene qui. Roma mi piace e mi sono ambientato abbastanza bene”. Lei rimane un pò in silenzio e poi decide di parlare ancora. “Ecco, vedi, io lo dico a mio figlio che deve dare una svolta alla sua vita, ma poi lui mi accusa. Dice che io non mi fido di lui e non credo in quello che fa. Poi comincia a litigare con il padre ed è la fine. Dovrebbe uscire, finire l’università. Invece niente. Mi piacerebbe che voi due vi frequentaste. Sei una così bella persona. E sei disponibile. Poi potresti dare lui dei consigli, magari per scrivere qualche articolo o non so. Lui non ha neanche la patente. E’ sempre in casa”. Io sorrido alla signora e le lascio il mio numero di telefono e l’e-mail. “Se suo figlio ha voglia, può contattarmi e posso dirgli come fare per cominciare a lavorare nel giornalismo. Mi ha fatto piacere conoscerla”. La signora, dal sorriso un tempo bello ma ora opaco e spento, mi guarda intensamente e mi prende la mano. “Grazie, davvero. Spero che mio figlio ti chiami presto. Sei stato davvero gentile. Grazie”.

Entrambi abbiamo preso strade diverse e ci siamo allontanati. Il figlio della donna, come sospettavo, non ha telefonato e non ha mandato una mail ma io ho pensato e ripensato a quella mamma. Non vuole permettere a suo figlio di rimanere solo nel dolore e nel conflitto paterno. E proprio perchè lui ha deciso lucidamente di rimanere inerte, questa donna, combattiva, ha affrontato le sue ire, ha accettato di lottare ancora per lui (e contro di lui), malgrado abbia l’età giusta per farlo da solo. Si è spinta solo dove l’amore di una mamma può arrivre. Mother Love.