Accadde una domenica di dicembre al supermercato. Io in fila per le casse. Una cosa troppo lunga per rimanersene in silenzio senza far niente. Lei dietro di me, con lo sguardo perso verso le vetrine dei surgelati. Immersa nella ricerca di una pizza congelata margherita. Poi accadde. Lei si gira e mi dice: “Quale pizza mi consigli? Buitoni, Cameo o quella senza marca?”.Non potevo sapere che mezz’ora dopo le avrei visto il reggiseno leopardato.
Lei, STEFANIA, comincia a chiacchierare. E cosa fai nella vita, e cosa pensi di questo supermercato, e qual’è il tuo film preferito. Chiacchiere generiche per passare il tempo, ma la cosa si fa strana quando, strabuzzando l’occhio mi dice “Sulla pizza che ho scelto c’è la mozzarella campana. Con tutto quello che si dice della mozzarella campana ho un pò paura”.
Ora, io non so proprio cosa si dice della mozzarella campana, forse non ho letto per bene i quotidiani, ma cosa può esserci di pericoloso in una mozzarella che parla napoletano. Al massimo ti prende l’autoradio e scappa. Ma per non passare per quello acido che preferisce rimanere in silenzio invece che parlare, cosa che adoro fare, ho risposto gentilmente che la mozzarella è bella che congelata e non può fare molta paura. Lei pare apprezzare.
Mentre mi avvicino alle casse cerco tra le carte natalizie per fare i miei pacchi, tutti neri dato il tema di questo natale. “Black Chrstmas”. Stefania, mi guarda e mi fa: ” Ma non è troppo deprimente il nero per i pacchi? Brrrrr. C’è disperazione ovunque, non mettiamola anche nelle festività”.
Ecco, se Stefania fosse più informata sul modo di comportarsi che sulle mozzarelle assassine probabilmente saprebbe che non bisogna mai contraddire un gay in fatto di stile. Tanto meno se si parla di pacchi regali. Ma continuo a tenere la bocca chiusa e tirare avanti. Manca ancora molto alla cassa e le cose cominciano a mettersi male. Lei si fa più opprimente. Mi regala tremila sconti, mi parla dei suoi genitori e dei liquori che le piacciono. Mi racconta del suo lavoro mentre zittisce un bambino che piangeva. E senza che avessi il tempo di accorgermene, proprio mentre stavo per organizzare una fuga… TA RA TA TAAAAN, TA RA TA TANNNN, Stefania mi mostra il suo reggiseno leopardato.
Urla di orrore e di sgomento. Mai più funesta fu una domenica per un povero ragazzo gay smarrito. Tetta al vento, leopardo, logorrea e mozzarelle assassine.
Quando infine, Stefania mi chiede il numero di telefono o la mail per accompagnarmi ovunque io voglia, stremato, passo il più in fretta che posso il bancomat e vado via salutando ed eclissando sulla domanda.
Come direbbe la nonna, non esistono più i supermercati di una volta. Da domani spesa on-line.
Marzo 6, 2008 at 9:32 am
Carinissimo questo racconto! In pratica hai sintetizzato il sogno di ogni etero (come me): quello di essere bellamente tacchinato da una fanciulla svampita e disponibile anche durante una semplice spesa domenicale.
Peccato che a noi etero normali -che non siamo Brad Pitt o Ben Affleck- queste cose non capitino praticamente MAI!
Quindi i casi sono due, o tu sei strafigo oppure da oggi proverò anch’io ad assumero atteggiamenti “gai” per vedere se sortisco qualche sull’altro sesso…
Marzo 6, 2008 at 2:15 pm
Hum…interessante questa tattica. Alur, strafigo non lo sono, magari ho stile…gay non lo sembro. Diciamo che è pura questione di fortuna. Magari comincia a fare pellegrinaggi al supermercato e scegli le file più lunghe!
Grazie per essere passato da queste parti!
Marzo 6, 2008 at 7:05 pm
Ehi! Ma allora non sono l’unico ad avere questi pensieri!! Anche a me piacerebbe incontrare ragazze disponibili per caso nelle situazioni più inaspettate!
Fai un corso accelerato pink!
Cmq sul “gay non lo sembrO” avrei qualcosa da ridire!
Marzo 6, 2008 at 7:19 pm
PRIMO CONSIGLIO: Non guardare assolutamente le tette. Come insegna la storia sopra narrata, sarà lei a mostrarvele!