
Scrivo mentre sono in viaggio da PINKville verso Roma. 10 giorni per rilassarsi dopo il periodo tormentato e pieno della sessione d’esame e della festa del cinema. 10 giorni per mangiare prima dell’inizio di un work out che dovrà farmi perdere 13-15 chili. 10 giorni prima dell’ultimo sforzo che mi porterà alla laurea ed a lasciare per un po’ l’Italia. 10 giorni per capire la vita di paese che un tempo conducevo.
Ritornare, in inverno, nel proprio paese natio, di 2000 abitanti scarsi, è un’esperienza ai limiti delle novelle di Stephen King. Tipo che, con la temperatura mai sopra i 6°, pare di essere nel Maine e sempre in procinto di scoprire qualche nuovo omicidio ad opera di un mostro psicotico e misterioso.
Ed io, in questo ambiente da bestseller, mi ci ritrovo benissimo. Metto su panza a sberle di dolci e cannelloni, tracanno birra in quantità industriali, rutto come un camionista, scoreggio talvolta in compagnia di amici e sono sempre favolosamente gay.
Si, perché, se c’è qualcosa che di Pinkville mi piace, sono i miei amici che bramano racconti e sfrociate cittadine per passare la serata. Ed io, reggendo la mi terza bottiglia di birra, sono sempre pronto ad aggiornarli sui nuovi stili e sui diversi rimorchi, trasformandomi in uno di quei cowboy di Annie Proulx.
Però, questa volta, una parte della cricca, mi ha interpellato per fare un particolare censimento. Tutti seduti al divano di un noto bar locale, il cui nome è sempre seguito da un “Ohooooo” collettivo, io, Suor Teresa (che è un ragazzo) e Martini (che è una ragazza), sorseggiando, appunto, Martini, abbiamo stilato la lista di tutti i gay del paese. Siam rimasti impressionati dalla grande quantità di manzi omosessuati, come direbbe un vecchio pazzo del luogo, che offre la comunità.
Insomma, se nelle grandi città a nessuno frega nulla di chi va con chi, nei piccoli paesi è un argomento molto in voga. Non per additare e deridere, ma solo per rendere ancora più tristi le ragazze del luogo che devono cercare la mezza mela tra una rosa molto ristretta di ragazzi che si dividono tra mostri, cozzari, mafiosi, decenti e quindi gay.
Ed io che di gay a Pinkville ne so qualcosa, ho reso quella lista lunga e succulenta. A volte pensiamo tutti che nei piccoli paesi sia difficile potersi esprimere liberamente, ma quello che io ho capito da questi dieci giorni è che, sommariamente, a pochi interessa se sei gay o etero. L’importante è che si abbiano belle storie da condividere con i propri amici, che poi sia il racconto di “Pink ed il poliziotto” o quella di “Pink ed il suo lavoro”, poco importa. La normalità la si trova nei posti più impensati, come proprio in quella pizzeria piena di uomini rudi e timorati di Dio.











